Di chi parliamo quando parlano di gender [5]

Le lobbies statunitensi e Giuristi per la Vita

… they say you are sick
that you should hang your head in shame
John Grant – Glacier

Negli articoli precedenti, abbiamo delineato il funzionamento a scatole cinesi delle reti prolife e anti-gender italiane, preoccupandoci anche delle strategie retorico-discorsive messe in campo per affossare le richieste della comunità LGBTI. Ecco, invece, alcuni dati per capire un’altra delle associazioni più influenti nel dibattito pubblico italiano, ossia “Giuristi per la Vita”. Là dove “Scienza & Vita” è in stretto collegamento con il Vaticano, questa è, invece, molto vicina ai soldi e alle pratiche d’azione degli avvocati nordamericani ultra-cattolici e delle lobbies statunitensi ultra-conservatrici all’ONU.

Parte V

La rete internazionale

Nell’epoca in cui la rete Internet è divenuta una vera e propria Agorà, se Mario Adinolfi rappresenta il lavoro virtuale delle lobbies cattoliche italiane, molto più inquietanti risultano essere le posizioni di Gianfranco Amato e Toni Brandi, poiché molto vicini ai ricchi gruppi di pressione statunitensi e all’estrema destra. Prima di approfondire le strategie politiche di questi ultimi due personaggi, però, sarà necessario inquadrarli in una prospettiva più ampia associazionistica, poiché i loro destini si sono intrecciati in un modo molto particolare. Dunque, chiedo un po’ di pazienza per compiere un salto indietro nel tempo e un paio di balzi spaziali.

Nel 1981, il Vaticano e i conservatori statunitensi dell’era di Reagan aiutarono il prete cattolico Paul Marx a fondare il gruppo anti-abortista “Human Life International” (HLI). Se i conservatori diedero un aiuto economico, la Chiesa provvide alla sua espansione nel mondo. Eppure, dopo qualche anno, l’ONU decise di negare all’associazione lo status di consulente che era riuscita a ottenere, giacché nelle sue azioni prolife la HLI agiva in modo ritenuto violento. Fu accusata di ripetuti attacchi all’Islam, di utilizzare un linguaggio fin troppo aggressivo e di avere un’ampia e generale opposizione agli scopi delle Nazioni Unite. Perciò, nel 1997, in risposta a questo allontanamento e considerando i risultati delle Conferenze del Cairo e di Pechino, il ramo canadese di HLI creò un altro ente che potesse ereditare il suo lavoro di lobbying internazionale. Nacque il “Catholic Family and Human Rights Institute” (C-Fam) che, nel giro di due anni e in seguito alla morbidezza della prima direttrice Ann Noonan, decise di fare un cambio al vertice. In questo modo, l’ex giornalista e supernumerario dell’Opus Dei, Austin Ruse, ne divenne il presidente, carica che conserva ancora oggi.

Austin Ruse

Austin Ruse

Seguendo le orme delle ONG femministe all’interno dell’ONU, Ruse decise di creare una rete che potesse lavorare con più forza su tutte le questioni prolife a livello globale. Per realizzare ciò, assoldò diversi ultra-conservatori e fondamentalisti, trasformando gli attacchi all’Islam di HLI in una più generica difesa dei “valori tradizionali” e della “sovranità”. Inoltre, secondo alcune fonti più o meno ufficiali, già dal 1999 il C-Fam fu in stretto contatto con il Vaticano stesso nell’attività di lobbying all’ONU. D’altra parte, quando quell’anno Ruse fu finalmente a capo dell’organizzazione, C-Fam sponsorizzò il secondo “World Congress of Families” (Congresso Mondiale delle Famiglie) insieme al giurista Richard Walkins e ad Allan Carlson (il presidente del centro ultra-conservatore “Howard Center for Family, Religion, and Society“). A questo congresso parteciparono diversi esponenti dell’Opus Dei, ivi incluso il presidente del Pontificio Consiglio per la Famiglia, Alfonso López Trujillo. Se volete approfondire la questione, vi rimando al testo del 2010 The Means of Reproduction: Sex, Power and the Future of the World, scritto dalla giornalista Michelle Goldberg.

Legato anche alla Russia omofoba di Putin, come potete leggere qui, Ruse è altresì in stretto contatto con Dale O’Leary, che nomina più volte C-Fam nei suoi discorsi. Infatti, l’organizzazione pubblicava thefactis.org, il magazine online curato da O’Leary e co-prodotto dalla lobby prolife benedetta da Giovanni Paolo II, la “Culture of Life Foundation”, la quale riuscì, negli Stati Uniti dell’era di George W. Bush, a bloccare la ricerca sulle cellule staminali attraverso una “aggressiva strategia di comunicazione”, secondo le loro stesse parole. Non solo: O’Leary stessa compie un lavoro di lobbying all’interno dell’ONU in qualità di delegata dell’ONG Family Research Council, di cui è attualmente senior fellow in studi legali la fu Cathleen Cleaver (ormai chiamata Cathy Ruse, giacché moglie di Austin). Comunque, divenuto celebre per le sue provocazioni e i suoi attacchi omofobi, Austin è evidentemente un degno amico di Dale O’Leary. Fu lui, per esempio, ad aver diffuso l’idea per cui esistono venti identità di genere secondo “alcuni”, nonostante nelle sue argomentazioni sia chiaro che fa tutto un miscuglio tra parafilie, orientamenti sessuali e identità di genere. A tal proposito, qui potete leggere uno scambio di idee tra Ruse e BlackTsunami, uno dei blogger LGBTI più seguiti negli USA. La cosa impressionante è che le stesse cose che leggerete in questo dialogo sono riferite dagli attivisti cattolici italiani, che difficilmente citano la fonte originaria di tale “pseudo-bufala”. Come mai?

Giuristi per la vita

Il C-Fam, finanziato in modi più o meno oscuri e con larga scarsità di membri, è in contatto diretto con due associazioni legali integraliste che si preoccupano di salvare la giurisprudenza da attacchi anti-cattolici, spesso collaborando tra loro: la “Alliance Defending Freedom“, già “Alliance Defense Fund” (ADF), e la “Advocates International“. Si tratta, cioè, di due gruppi internazionali che lavorano sulla protezione dei “valori tradizionali” tanto cari a Ruse and company, contrastando, com’è ovvio, qualsiasi tipo di battaglia civile portata avanti da organismi pro-LGBTI. Vale la pena sottolineare che, attualmente, una delle voci principali della ADF è Piero A. Tozzi, giurista italo-americano che ha a lungo lavorato per C-Fam, anche in qualità di vicepresidente esecutivo. In più, credo sia interessante sapere che diversi aiuti economici versati a tutte le associazioni statunitensi fin qui nominate, da HLI a ADF, derivano dalla “National Christian Foundation” che, in termini di disponibilità finanziaria, è la quindicesima organizzazione non governativa degli Stati Uniti. Qui potete approfondire questi versamenti, in relazione con alcune lotte anti-LGBTI.

Infatti, la “Advocates International” e ADF più volte hanno dato supporto legale ed economico alle organizzazioni religiose che si sentivano minacciate dalle leggi sulle coppie formate da persone dello stesso sesso o dalle leggi che regolamentavano il reato di omofobia. Ma non solo, hanno contrastato tutto ciò che potesse c’entrare con una supposta limitazione religiosa. Per esempio, ADF è entrata in campo nel caso Lautsi v. Italia sulla presenza del crocifisso nelle aule delle scuole pubbliche italiane – e lo ha fatto supportando trentatré parlamentari europei, tra cui l’onnipresente Carlo Casini. Se volete, potete approfondire i compiti, i ruoli e le strategie delle due organizzazioni leggendo il testo The Global Right Wing and the Clash of World Politics del 2012, scritto dal politologo Bob Clifford. A pagina 81 di questo testo, Clifford spiega che la strategia della “Advocates International” è fondata sulle lettere L-O-R-D, come riferimento a Dio, il Signore (“Lord” in inglese): L come incontri Locali, O come Organizzazioni nazionali, R come reti Regionali, D come Discepoli (sparsi nel globo). Sostanzialmente, lo scopo è quello di diffondersi sul e proteggere il territorio, seguendo una dinamica che dal locale arriva al piano internazionale. Curiosi di sapere chi è il “discepolo” italiano della “Advocates International”? Ebbene, è l’avvocato Gianfranco Amato.

Sì, esatto, il presidente di “Giuristi per la Vita” e membro speciale di tutta la rete di associazioni anti-gender sorta in Italia, il cui meccanismo, direttamente preso dall’interno delle logiche statunitensi, non vi dovrebbe più stupire. Per altro, gran parte dei contenuti anti-gender diffusi nella nostra penisola portano a una battaglia principale contro l’ONU, in origine voluta dal Vaticano, fosse solo per la stessa parola gender. Voglio dire, qui non si tratta di pura ideologia. Per capire quali sono i riflessi, sappiate che nel 2008, allorché la “Unione Atei e Agnostici Razionalisti” (UAAR) lanciò la celebre campagna dedicata alle pratiche di sbattezzo degli adulti, in diversi siti statunitensi furono battuti articoli falsi. Cioè, si scrisse che l’UAAR aveva fatto causa per ottenere la totale proibizione del battesimo per i bambini e fu altresì aggiunto che, a Grosseto, un avvocato della ADF era riuscito a convincere un querelante a non procedere con la pratica dello sbattezzo perché, tanto, la sentenza non avrebbe generato un precedente rispetto alle richieste degli atei e degli agnostici razionalisti. Quell’avvocato era Gianfranco Amato e potete leggere la storia qui.

Nel 2009, invece, per spingere l’ONU a dichiarare illegittimo l’aborto come strumento di controllo demografico, il deputato dell’UdC, Rocco Buttiglione, propose e fece votare una mozione al Parlamento Italiano. A spiegare la situazione a C-Fam fu sempre Amato, il quale parlò direttamente con loro, riferendo anche che la certezza del deputato nel sottolineare la presunta e non confermata volontà anti-abortista del Presidente degli Stati Uniti, Barack Obama, fu originata per una ragione “pratica e tattica”. Dire una cosa simile, per quanto non vera, aiuterebbe le richieste dei politici cattolici, secondo l’interpretazione di Buttiglione data da Amato a C-Fam: “essi dovrebbero cercare di minimizzare i risultati “maligni” non appena ve ne sia l’occasione” (sic.).

Peraltro, sul sito ilsussidiario.net possiamo scoprire che Amato è allied-attorney di ADF, collabora con il C-Fam ed è rappresentante per l’Italia di “Advocates International”. Non dovrebbe stupirvi, adesso, leggere l’interpretazione revisionista e puramente omofoba dell’omicidio di Shepard, in linea con O’Leary e Jimenez, da parte di Amato, qui; né quella di Ruse qui, nell’articolo tradotto in italiano sulle pagine virtuali di Notizie ProVita. In sintesi, le strategie retorico-discorsive sono le stesse non solo per una globalizzazione dei contenuti informativi, persino quando si tratta di bufale su presunte bufale, ma anche perché si tratta di stratagemmi messi a punto dagli avvocati delle reti devote alle logiche del LORD.

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