Di chi parliamo quando parlano di gender [9]

Creare l’isteria: 21 settembre 2013, Verona

There are days when people are
So nasty and convincing
John Grant – Glacier

Se avete letto anche solo la sesta parte del dossier Di chi parliamo quando parlano di gender (potete recuperarlo integralmente qui), ricorderete che a fondare la “Marcia Nazionale per la Vita”, nel 2011, erano stati il “Movimento Europeo per la Difesa della Vita” (MEDV) e “Famiglia Domani”. Allo stesso modo, ricorderete che, l’anno successivo, la seconda Marcia generò due nuovi enti prolife, così da dare linfa ai movimenti cattolici più estremisti. Nacquero, cioè, l’associazione “Giuristi per la Vita” e il mensile Notizie ProVita. Altresì avevamo visto che la prima sede legale dei Giuristi coincideva, non a caso, con il “Comitato Marcia Nazionale per la Vita”, con “Famiglia domani” e con la “Fondazione Lepanto” di Roberto de Mattei: si trovano tutte in Piazza Santa Balbina 8, a Roma, ossia lì dove sorgono la Basilica di Santa Balbina all’Aventino e l’Istituto Santa Margherita. Proviamo a vedere, ora, come queste realtà cominciarono a muoversi sul terreno italiano per diffondere l’isteria del mostruoso gender. La prima data emblematica risulta essere il 21 settembre 2013, in un doppio appuntamento veronese che ci dà la possibilità di raccontare tre divergenze: la prima, politica, che divide nei fatti la Lega Nord e Forza Nuova; la seconda, cattolica, che divide due gruppi tradizionalisti, ossia la “Fraternità Sacerdotale San Pio X” (FSSPX) e “Tradizione, Famiglia, Proprietà” (TFP); la terza, associazionistica, di cui parleremo prossimamente.

Parte IX

Divergenze Politiche: Lega Nord e Forza Nuova

Se l’associazione “Scienza & Vita” organizzò il primo convegno italiano sull’inesistente “ideologia gender” a Firenze nel 2008, dopo averne già discusso nei Quaderni pubblicati nel 2007, il primo raduno parascientifico dell’area prossima alla “Marcia per la Vita” è datata 21 settembre 2013. Questa volta, infatti, il convegno fu organizzato dal MEDV, da “Famiglia Domani” e dal “Centro Culturale Nicolò Stenone” di Alberto Zelger, consigliere della Lega Nord. Esso si intitolava “La teoria del gender: per l’uomo o contro l’uomo?” e si tenne nel Palazzo della Gran Guardia a Verona, il cui Comune e la cui Provincia patrocinarono l’evento. Chiaramente, non si trattò di una città comoda solo per ragioni ideologiche, essendo per altro governata dalla Lega Nord, ma anche pratiche, visto che il MEDV ha sede legale proprio nelle stanze della Curia Vescovile di Verona, in Piazza Vescovado 5.

locandinaTra i relatori dell’incontro vi furono Mario Palmaro, il padre dei “Giuristi per la Vita” e Notizie ProVita; Dina Nerozzi, la traduttrice italiana di Dale O’Leary, e Chiara Atzori, la seguace di Joseph Nicolosi (cfr. parte III); Roberto de Mattei, il presidente della “Fondazione Lepanto”, nonché barone già fondatore di “Alleanza Cattolica”. Incastrati tra Opus Dei e tradizionalismo cattolico, per altro, una parte dei relatori è anche al soldo dell’Università Europea di Roma, di proprietà dei Legionari di Cristo, come ben sottolineò il giornalista Leonardo Bianchi sulle pagine di Vice. Nell’articolo, recuperabile qui, si sottolineano i ruoli di de Mattei e di Palmaro, così come si rintracciano i legami di una organizzatrice dell’incontro, la pedagogista Patrizia Stella, con il giornalista Magdi Allam.

Intitolato Un tranquillo weekend di omofobia, l’articolo di Bianchi analizza la giornata del 21 settembre 2013, un sabato in cui si svolsero due eventi anti-gender a Verona. Ben prima, cioè, che la febbre degli esseri bionici coinvolgesse gli appassionati di fantascienza in tutto il territorio italiano. Infatti, oltre a quello voluto dal MEDV e da “Famiglia domani”, un secondo convegno fu organizzato da Forza Nuova, dal circolo cattolico “Christus Rex” (cfr. parte VII) e dal “Movimento Sovranità e Difesa Sociale”. Il moderatore fu Matteo Castagna, portavoce di “Christus Rex”, mentre a relazionare si offrirono Roberto Fiore, segretario di Forza Nuova, Nello Alessio, portavoce di “Movimento Sovranità”, Floriano Abrahamowicz, prete controverso della FSSPX, e Agostino Sanfratello, ricercatore dell’Università di Teramo. Questo incontro non venne a sovrapporsi all’altro per puro caso, bensì fu proprio concepito in risposta e in aggiunta a quello dei fondatori della “Marcia per la vita”.

In effetti, già il 13 settembre Castagna aveva precisato al Corriere del Veneto che era per loro impossibile partecipare a un’iniziativa patrocinata e introdotta da Flavio Tosi, sindaco di Verona, e da Giovanni Miozzi, presidente della Provincia, cioè “gli stessi – aveva detto – che due anni fa hanno dato lo stesso sostegno allo spettacolo Divercity sull’omosessualità al Camploy”. L’origine del contrasto fu, cioè, la scelta di un altro e più datato patrocinio leghista, concesso nel 2011 alla rappresentazione di una versione gay di Romeo e Giulietta per la giornata contro l’omofobia, con tanto di peccaminoso bacio finale tra due uomini. Un incidente non dimenticabile per i neofascisti veronesi dal cuore vandeano, visto che il loro motto “Noi Romeo e Giulietta, voi Sodoma e Gomorra” era stato stampato anche sulla maglietta indossata proprio da Tosi al contro-corteo del 2005, nato in risposta a una manifestazione LGBTI.

Quella “Via Crucis riparatrice” cui partecipò il sindaco di Verona fu, com’è ovvio, benedetta da Abrahamowicz e organizzata dagli stessi neofascisti; vi prese parte anche Abbondio Dal Bon, avvocato vicino alla Lega Nord che è stato tra i fondatori di “Giuristi per la Vita”, membro della “Marcia per la Vita” e spettatore “cieco” dell’aggressione forzanovista al talk show di Telenovo, rete televisiva locale di Verona. Sia ricordato en passant, il motto “Noi Romeo e Giulietta, voi Sodoma e Gomorra” aveva persino ispirato un video tristemente ilare pubblicato su youtube da Castagna e sua moglie, Silvia Rinaldi (cfr. parte VII). Peraltro, la rottura tra certi estremisti e Tosi, nonostante le amichevoli scelte anche politiche di quest’ultimo, rispecchia la divisione crescente, oggi, tra Lega Nord e Forza Nuova, a partire dagli stessi ambienti veronesi.

Divergenze cattoliche: FSSPX e TFP

A ogni modo, la seconda divergenza che si rileva dai convegni del 21 settembre è più interna al mondo cattolico tradizionalista, dove non è poi così scontata la contrapposizione tra i lefebvriani (FSSPX) – come Abrahamowicz o Sanfratello – e i pliniani di “Tradizione, Famiglia, Proprietà” (TFP) – come Roberto de Mattei. Sebbene siano accomunati dagli stessi obiettivi, riassumibili pressoché tutti in una battaglia congiunta contro il marxismo e il modernismo, TFP vuole un abbattimento di tutto ciò che si è generato dopo il Rinascimento e la Rivoluzione Francese, se non – addirittura – ritornare al Medioevo, restaurando un regime teocratico pre-rinascimentale più che fascista post-conciliare. In due parole, chiedono meno uguaglianza sociale, più rettitudine morale. Da un punto di vista di riferimenti storici, la FSSPX risulta quanto meno un pochettino più al passo coi tempi.

lion“Tradizione, Famiglia, Proprietà”, infatti, è soprattutto dalla parte dei nobili, difendendo la proprietà privata, il “benessere” accumulato e la disparità di ricchezze. Ciò che, in parole povere, rispetterebbe la tradizione, ossia il passaggio di generazione in generazione delle verità e dei beni da conservare (e questo sarebbe, per loro, il senso del progresso, in un doppio calembour intellettuale che spazza via i doppi sensi e mantiene la letterarietà). Nociva è, così, la lotta di classe, che inventerebbe la dicotomia di oppressi e oppressori per creare invece disparità sociale, togliendo a chi ha ciò che ha guadagnato ed ereditato, in favore di chi, sotto sotto, non ha guadagnato né ereditato neanche un fico secco: le élite sarebbero la forza di un paese.

Ecco, quindi, che andrebbero combattute tutte quelle realtà rivoluzionarie che puntano a un’uguaglianza amorfa, indistinta, anonima – o, forse, più semplicemente paritaria. In questo, dunque, ricadrebbero e verrebbero utilizzati Freud, Marx e Marcuse, i gender studies e i queer studies, il femminismo, gli afroamericani e l’ecologia. Più precisamente, secondo le parole di Julio Loredo, presidente della “Associazione Tradizione, Famiglia, Proprietà” italiana, si vorrebbe un mondo più giusto attraverso:

il freudismo per sondare i fattori psicologici di oppressione, il marcusianismo per smascherare l’oppressione della società industriale, l’ideologia del gender per parlare di discriminazione di sesso, il femminismo per insorgere contro l’oppressione maschilista, l’ideologia del Black Power (oppure l’indigenismo) per denunciare demagogicamente l’oppressione razzista; e ancora l’ambientalismo per lamentare la distruzione della natura.

Partecipante attivo della “Marcia nazionale per la Vita”, Loredo ha anche lanciato un appello per il Sinodo sulla Famiglia del 2015 indirizzato a Papa Francesco. Lo ha redatto e distribuito insieme ad altre figure cattoliche non meglio esplicitate, riunitesi in un comitato ad hoc con sede in via Nizza 110 a Roma. Al Papa si è chiesto di esporsi pubblicamente in difesa del sesto comandamento, ossia quello che cambia un po’ secondo le fantasie delle gerarchie. Lo si è “supplicato” di evitare la concessione dell’eucarestia ai divorziati, di sostenere il modello familiare “casto e fecondo”, dunque l’opposizione alle unioni formate da persone dello stesso sesso. Nell’appello, la responsabilità della rivoluzione sessuale sarebbe data a “potenti organizzazioni, forze politiche e mezzi di comunicazione” che risalgono al Sessantotto. Ovviamente non si è meno generici di così.

In ogni caso, secondo questi cattolici si è generata “un’imposizione graduale e sistematica di costumi morali contrari alla legge naturale e divina, in modo talmente implacabile da rendere, per esempio, possibile in molti paesi l’insegnamento della aberrante “teoria del gender” fin dalla più tenera infanzia”. L’appello è, quindi, stato pubblicato su un primo sito registrato il 9 gennaio 2015 da una fondazione polacca legata alla TFP, ossia l'”Istituto per l’educazione sociale e religiosa”, per poi trovare, tre giorni dopo, spazio virtuale su un secondo sito con dominio .it, dunque in italiano, dedicato alla raccolta firme e registrato a nome di Loredo e della sua associazione.

Non proprio casualmente, a sottoscrivere l’appello furono diversi nobili. Si possono leggere, infatti, i nomi di re, di duchi e di duchesse, di principi e di principesse, di baroni e di baronesse, di conti e di contesse, di marchesi e mogli (sic.) accanto ad arcivescovi, vescovi e politici, tanto quanto bastò a inquietare il teologo Gianni Gennari sulle pagine di Avvenire. Ovviamente, firmarono altresì gli italiani più conservatori, come Roberto de Mattei, Toni Brandi e Gianfranco Amato, Alessandro Gnocchi e Paolo Deotto, oltre che i Coda Nunziante, padre, madre e figlia (quelli di “Famiglia Domani”). Inoltre, a fare da portavoce all’iniziativa fu Tommaso Scandroglio dell’Università Europea di Roma, sempre quella dei Legionari di Cristo. In sostanza, si è trattato di un appello dei più reazionari nostalgici del Papa Re, come scrisse Gennari; di quelle persone legate a un mondo che fu e che vorrebbero ancora; degli ambienti vicini all’estrema destra e/o a Papa Ratzinger.

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