Il Family Day dal 2007 al 2014

Per il quoziente familiare o contro le unioni civili?

Se avete letto il dossier Di chi parliamo quando parlano di gender, in particolare nelle parti IX e X, non vi stupirete nell’appurare che il barone Roberto de Mattei, uno tra i più tenaci diffusori delle idee di Plinio Corrêa de Oliveira (il fondatore di “Tradizione, famiglia, proprietà”), sia contro l’ecologismo, anche questo trasformato all’uopo in supposta e nociva ideologia. Indirettamente ma più precisamente, l’accusa principale è oggi rivolta a Papa Francesco, il quale appoggerebbe un disegno machiavellico generato dalle rivoluzioni con princìpi egualitari, nate le une e concepiti gli altri addirittura in seno all’umanesimo del XVI secolo. In fondo, de Mattei viene dal Fronte Monarchico Giovanile vicino al MSI e ha, in seguito, partecipato alla creazione di “Alleanza Cattolica” negli anni Sessanta, per poi fondare il “Centro culturale Lepanto” ed essere espulso, secondo alcuni, sia dall’una che dall’altro (secondo le ricostruzioni del barone, invece, sarebbe uscito autonomamente dall’associazione e sarebbe stato costretto alle dimissioni dal direttivo del Centro). Ha, così, messo in piedi la anti-islamica “Fondazione Lepanto”, di cui è presidente, e che deriva dalla “Lepanto Foundation“, un ente nonprofit da lui istituito nel 2001 a Washington, di cui è ovviamente presidente e che rimanda a Virginia Coda Nunziante, figlia del marchese Luigi (i due di “Famiglia Domani”, cfr. parte VI). Sia rilevato che, inoltre, nel 2008 e nel 2009, attraverso la Foundation e grazie al National Endowment for the Humanities, due borse di studio del valore di trentamila dollari ciascuna furono concesse alle ricerche di de Mattei e di Marcello Pera, senatore di Forza Italia.

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Roberto de Mattei

Nel 2002, le vicinanze al politico Gianfranco Fini e all’allora Ministro dell’Istruzione Letizia Moratti, inoltre, fruttarono al barone il posto di vicepresidente al “Consiglio Nazionale delle Ricerche” (CNR), nel quale fece assumere, come dirigente, anche Virginia Coda Nunziante. Sette anni più tardi, cioè nel 2009, suscitò scalpore il finanziamento di novemila euro – secondo le cifre diffuse dal quotidiano La Repubblica – da parte del CNR a un testo creazionista e anti-evoluzionista di de Mattei, al punto che se ne parlò sulle pagine di Science. Ritornato agli onori delle cronache per il collegamento tra catastrofi, castigo divino e supposta bontà (sic.) di Dio – collegamento esplicitato sulle onde di Radio Maria (nei minuti che potete ascoltare qui) in margine al devastante terremoto giapponese del 2011 – de Mattei fu definitivamente messo all’indice da diverse figure scientifiche e politiche. Inoltre, in un’intervista a La Repubblica, sempre sulla scia delle sue competenze tutt’altro che laiche, sostenne la realtà storica dell’esistenza di Adamo ed Eva, avendo già dichiarato che l’Impero Romano sarebbe caduto a causa del relativismo e della generale accettazione dell’omosessualità. Anacronistico, ma tant’è. Il barone pliniano si è, infine, contraddistinto per diverse amenità blaterate a proposito dell’Islam, del femminismo e delle persone LGBTI.

Tra i principali difensori di de Mattei, vi fu spesso Francesco Agnoli, il quale argomentò l’ossimorica scientificità cattolica delle tesi dell’ex vicepresidente del CNR nel 2009, sulle pagine de Il Foglio, e ne spiegò le boutade estremiste nel 2011, attraverso gli spazi virtuali di Corrispondenza Cristiana, che – sia detto – è un’ agenzia di informazione fondata da de Mattei stesso. Questo fino al 2014. Infatti, ciò che negli ambienti cattolico-tradizionalisti creò dibattito fu, piuttosto, il contrasto fra Agnoli e de Mattei su un eventuale secondo “Family Day”, dopo quello del 2007. La discussione si avviò in giugno a partire da lettere pubblicate su Il FoglioRiscossa Cristiana, sito dello storico Paolo Deotto e del teorico forzanovista Piero Vassallo. Infatti, il 5 giugno 2014 Agnoli su Il Foglio suggerì l’idea di organizzare un nuovo “Family Day” per contrastare l’avanzata del mostruoso gender:

L’attacco alla vita e alla famiglia è veramente a 360 gradi. Nel nostro paese si prospetta in pochi mesi la possibilità di una slavina di proporzioni inaudite. Oppure l’inizio di una controffensiva, che per un credente è senza dubbio religiosa, ma anche culturale e politica. Il rischio alle porte è che in pochi mesi, dopo lo sdoganamento dell’eterologa e il divorzio breve, divieto di obiezione di coscienza sull’aborto, legge Scalfarotto e matrimoni gay possano divenire legge dello stato. Con effetti devastanti per tutti. […] Occorre però che chi ha a cuore il valore della famiglia cominci a impegnarsi a testa bassa. […] Il cardinal Bagnasco […] ha lasciato capire che una via ci sarebbe: un altro Family day, o qualcosa di simile.

Pur dando la responsabilità originaria dell’idea a Bagnasco, interpretata in maniera un po’ impacciata (“un altro Family Day, o qualcosa di simile”), Agnoli fu dunque tra i primi a proporre una mobilitazione di piazza per combattere gli altisonanti “effetti devastanti per tutti” delle leggi contro l’omofobia e per le unioni civili. De Mattei, però, replicò sugli spazi virtuali di Riscossa Cristiana con una lettera che ribaltava la logica consequenziale delle cose. Scrisse, cioè, che era stato Agnoli a fare appello al cardinale perché promuovesse una nuova iniziativa “in difesa” della famiglia tradizionale. Comunque, di chiunque fosse stata la proposta e qualunque fossero stati i retroscena, il barone anti-modernista sostenne che il cambiamento partirebbe, piuttosto, “dal basso” (sic.), senza andare a scomodare politici o vescovi o movimenti cattolici noti. D’altronde – aggiunse – il “Forum delle Associazioni Familiari” (che volle il “Family Day” nel 2007, con sostegno e su spinta di Ruini) dipende dalla Conferenza Episcopale Italiana: “Basti pensare che il direttore dell’ufficio di Pastorale familiare della Cei o suoi delegati partecipano in qualità di consulenti ai lavori degli organi sociali [del Forum]”. E lo stesso discorso varrebbe per il “Movimento per la Vita” perché legato a Carlo Casini e perché dalla CEI “riceve, secondo la Nuova Bussola quotidiana, 600 mila euro l’anno, poco meno della metà del bilancio complessivo”. Secondo de Mattei, allora, ci sarebbe solo da emulare la “Marcia per la Vita” o, in alternativa, la “Manif pour tous” francese, due movimenti definiti da de Mattei come aconfessionali e apolitici. In realtà, sappiamo tutti che ciò non è vero: su questo blog abbiamo già descritto le implicazioni politiche della Marcia, sia dal punto di vista partitico, sia da quello religioso, mentre è noto che la Manif è stata soprattutto pensata e finanziata da Christine Boutin, politica di professione e ministro vicina all’Opus Dei.

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Family Day 2007

Agnoli, però, decise di non sorridere alle parole di de Mattei e, anzi, rispose in modo abbastanza piccato su Facebook, ricordando all’ex vicepresidente del CNR i suoi stretti rapporti con Gianfranco Fini, attraverso il quale avrebbe avuto modo di passare “dall’università di Cassino al Cern e a Downing Street”. Altro che “dal basso”. Il barone, quindi, ribatté ancora, difendendo il suo percorso di vita. A questo punto vale la pena sottolineare un paio di cose, al di là delle biografie dei due e del modo in cui, nel corso del tempo, si sono serenamente rivelati i giochi di potere (“tu devi a Fini”, “tu sei figlio e nipote di magistrati”). Dalla nostra prospettiva, infatti, è interessante la tenacia dei cattolici tradizionalisti nel rivendicare battaglie che dovrebbero porsi sul terreno laico della giurisprudenza e della politica italiane, glorificando azioni contro la tutela giuridica e sociale di altre persone e di altre scelte (LGBTI e femministe, per esempio) e osannando mobilitazioni che, in nome dell’opposizione all’alterità, sarebbero in grado di far cadere governi. Nell’attaccare de Mattei, infatti, Agnoli scrisse che il “Family Day” fu convocato contro i Di.Co. e non per altro né a favore di altro, aggiungendo finanche: “[L]’effetto fu che i Dico furono fermati (e il governo Prodi subì un colpo mortale)”. Il barone, invece, aveva sostenuto in precedenza che l’evento sarebbe dovuto servire ad agevolare le politiche a sostegno delle famiglie tradizionali, seguendo un’interpretazione impropria dei fatti. Questo bipolarismo è probabilmente dovuto alle maschere del Vaticano, oltre che alle posizioni religiose e politiche di entrambi i personaggi in questione. D’altronde, il doppio gioco della Chiesa nella seconda decade degli anni Duemila, accogliente ma in realtà escludente, è riassumibile in un “chi sono io per giudicare le persone che devono fare quello che dico io?”.

Si confronti, a tal proposito, la posizione dell’attuale presidente del “Forum delle Associazioni Familiari”, Gigi De Palo. Egli fu già assessore alla famiglia nel comune di Roma, sotto la giunta di Gianni Alemanno, e poi consigliere eletto, nel 2014, con una lista civica a sostegno dello stesso Alemanno. Lista questa – si ricordi en passant – all’interno della quale figurarono in particolare i nomi di Olimpia Tarzia (del “Movimento PER” e del “Comitato Di mamma ce n’è una sola”, di cui abbiamo già fatto il nome altre volte nel dossier) e di Maria Rachele Ruiu, ora responsabile dei circoli territoriali di quell’apolitica associazione denominata “Generazione Famiglia – Manif pour tous Italia”. Comunque sia, il 4 gennaio 2016, De Palo sostenne che il “Family Day” del 2007 fu un fallimento perché i cattolici non ottennero il quoziente familiare. Se non fosse che, solamente due giorni dopo, affermò che la manifestazione fu invece contro i Di.Co. e per questo fu un successo. Secondo il De Palo del 6 gennaio 2016, remare contro i diritti civili delle persone dello stesso sesso fu fatto, allora, “in modo festoso, con tanto colore e tanta sintonia tra noi”. A onor del vero, resta un po’ incomprensibile, a sguardo serenamente laico e democratico, l’arretratezza gioiosa di una piazza che vuole fare fuori e delegittimare un pezzo di società. Soprattutto se il tempo e la naturale dimenticanza portano a ri-manipolare le proprie azioni: dall’essere “contro” qualcosa, esse diventano improvvisamente “per” qualcos’altro, dando sempre più per assodato che la definizione di famiglia è una e una soltanto.

 

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