Di chi parliamo quando parlano di gender [11]

Agostino Sanfratello: Alleanza Cattolica tra lefebvriani e politica

They say things beyond belief
That sting and leave you wincing
John Grant – Glacier

Chi è Agostino Sanfratello? Nel dossier Di chi parliamo quando parlano di gender, lo abbiamo visto come conferenziere a Verona il 21 settembre 2013, momento che segna l’inizio delle mobilitazioni no-gender. Quel giorno, Sanfratello si trovava accanto al lefebvriano Floriano Abrahamowicz e al segretario di Forza Nuova Roberto Fiore, lontano dall’amico Roberto de Mattei, con cui aveva fondato “Alleanza Cattolica” e che aveva organizzato un evento similare, sempre nella stessa città, sempre nella stessa data. Ma chi è, poi, Agostino Sanfratello? Perché ci dovremmo occupare di lui?

Parte XI

Le memorie del reggente

L’invito al voto per i referendum sull’aborto (1981) non fu l’unica ragione di separazione tra “Alleanza Cattolica” e la Fraternità Sacerdotale di San Pio X (FSSPX). Secondo le parole del 2010 di Massimo Introvigne, infatti, la predilezione per la Controrivoluzione di Plinio Corrêa de Oliveira sopraggiunse nel momento in cui Marcel Lefebvre definì e precisò il carattere “duro” del suo gruppo, in aperta rottura con la Chiesa post-conciliare. Per questo, scrisse Introvigne, l’allontanamento di “Alleanza Cattolica” dai lefebvriani avvenne non solo e non tanto per la vicinanza politica a partiti monarchici di estrema destra (come Action Française) bensì per motivi più strettamente religiosi. Eppure, ciò che il reggente vicario tacque sono, in verità, le influenze dei post-fascisti italiani nelle decisioni prese lungo l’arco storico della FSSPX. Pertanto, per comprendere meglio che cosa stava accadendo al tempo e che significato attribuire alla rigidità dei lefebvriani, ci rifaremo alle memorie redatte dal prete francese Jacques Masson, già divise in quattordici parti per il sito hermas.info. A partire dalla propria esperienza di primo rettore dei seminari internazionali San Pio X, infatti, Masson volle spiegare la nascita della FSSPX, le ragioni della rottura del gruppo con lui, avvenuta nel 1974, e soprattutto chiarire lo “scisma” del 1988 con il Vaticano.

Econe-Benedizione-Prima-Pietra

1970, Benedizione della prima pietra del seminario a Ecône: Jacques Masson è accanto a Marcel Lefebvre, il primo del gruppo di destra.

Queste memorie, dunque, narrano le prime difficoltà dei tradizionalisti in seguito al Concilio Vaticano II e in particolare in Francia, dove la Conferenza Episcopale era già più “progressista” o, per meglio dire, più modernista che altrove (per esempio in Italia). Infatti, osteggiato apertamente dai vescovi francesi per il suo tentativo di rispettare la tradizione cattolica (veste talare, genuflessioni in più durante il rito della messa, celebrazione fatta di spalle ai fedeli, ostia data direttamente sulla lingua e non nelle mani…), Masson trovò rifugio nel gruppo che Lefebvre andava formando. Lo scopo dichiarato era quello di tenere alta la tradizione e metterla al centro delle celebrazioni e dell’interpretazione delle cose del mondo, rigettando così la rivoluzione cattolica interna al Vaticano. Ovviamente, secondo certi timori e certe previsioni dei vescovi, ciò avrebbe portato naturalmente a uno scisma. Gli avvertimenti dati a riguardo furono interpretati da Masson come profezie auto-avveranti o, più banalmente, come un insieme di dicerie da gufi un po’ riottosi che, alla fine, misero davvero lo zampino per distruggere tutto. In ogni caso, il progetto di Lefebvre prese concretezza nell’autunno del 1970, allorché fu riconosciuta la Fraternità il primo novembre e, contemporaneamente, partì il seminario. I primi corsi furono tenuti dallo stesso Jacques Masson, insieme a Maurice Gottlieb e Claude Michel, vecchie conoscenze di Lefebvre dai tempi del Seminario Francese a Roma.

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Claude Michel, Jacques Masson e Maurice Gottlieb

Ciò che è interessante da queste memorie è che la forzata, voluta e ricercata scomunica dell’arcivescovo viene sì legata ai progetti eversivi dell’episcopato francese (il quale, per l’autore, sapeva che bisognava pur ordinare vescovi tradizionalisti per mantenere viva la FSSPX nel futuro), ma piano piano è anche accompagnata alle spinte ricevute dall’interno della stessa Fraternità. Infatti, Masson sostenne che Lefebvre fu indotto a divenire più duro soprattutto a partire dal terzo seminario dell’annata-spartiacque 1972-73, partita già con una condanna degli stessi vescovi francesi secondo cui a Ecône si sarebbero condotti “seminari selvaggi”. Invece, l’induzione alla durezza, si badi bene, dipendeva da una tendenzadiciamo caratteriale, dell’arcivescovo a seguire i consigli di coloro che, secondo il rettore, erano “neofascisti” sic et simpliciter. Il punto cruciale della questione era dare una risposta semplice semplice alla domanda: che fare? Ossia, nel momento in cui le gerarchie remavano contro, c’era da piegarsi al loro volere o c’era da rompere definitivamente e ordinare vescovi che portassero avanti la tradizione dopo la morte di Lefebvre? La seconda via – quella poi scelta e che determinò lo scisma –  fu chiesta a gran voce, scrisse Masson, salvando la Fraternità e portando alla scomunica. Quindi, se da un lato l’aperta ostilità della Chiesa alla FSSPX era acclarata e non teneva in conto le “debolezze” dell’arcivescovo (come la sua incurabile e naturale simpatia per i neofascisti), dall’altra i fedeli e i seminaristi rifiutavano ogni genere di mediazione, avendo, poi, già richiesto e ottenuto la creazione di un gruppo di tradizionalisti. «Non sono io che ho voluto fondare un seminario! – pare abbia detto l’arcivescovo – Sono tutti questi giovani che mi ci hanno costretto nel momento in cui si sono rivolti a me per diventare dei bravi preti. Potevo io sottrarmi?». No, non poteva. Così come, d’altra parte, non poteva combattere quelle sue inflessioni estreme del carattere.

Le memorie del rettore

Dunque, ecco che nelle memorie di Masson si dà spazio a una lista di questi più o meno giovani che spingevano Lefebvre nelle braccia del neofascismo e dello scisma. Vi si trovano sedevacantisti, negazionisti dell’olocausto e… Agostino Sanfratello. Il quale, appunto, frequentò ben presto i seminari della FSSPX a Ecône. Masson non scrisse cose gentilissime su Sanfratello, poiché lo ritenne presto un avversario, un duro (sic.) e un leader. Agli occhi del rettore, l’italiano era addestrato a guidare la gente, soprattutto da un punto di vista politico, tanto che venne descritto come il capo dei “berretti rossi” (bonnets rouges) di marca neofascista. Addirittura, Masson sostenne che, tra i giovani della FSSPX, Sanfratello si impegnasse a crescere dei picchiatori, organizzando corsi di “close combat” e karate, oltre che concerti di canti “rivoluzionari” fascio-monarchici:

C’era infine un italiano, il signor Agostino Sanfratello, amico di Monsignor Lefebvre, fondatore del movimento “neofascista” dei “bonnets rouges”, di cui Monsignor Lefebvre ammirava la pietà, la generosità e il coraggio, o così sosteneva. Fin dal primo contatto, sentii un avversario, un “duro”, un leader; ciò si ritrovava nel suo sguardo, nella forza delle sue affermazioni. Era – non c’era proprio da dubitarne – un uomo che aveva ricevuto una chiara formazione per guidare la gente.

Scoprii, nel giro di qualche settimana, verso la fine dell’anno […] che questo Agostino Sanfratello aveva organizzato, con l’incoraggiamento dell’Abbé Gottlieb, dei corsi di “close combat”, di karate, per insegnare ai futuri seminaristi a sapersi battere. Sempre con l’aiuto e l’appoggio dell’Abbé Gottlieb, egli faceva imparare a un gran numero di seminaristi diversi canti “rivoluzionari”¹ europei di destra. Il primo novembre 1972, giorno in cui i nuovi seminaristi ricevevano la talare, con autorità dovetti porre fine a un “concerto di canti rivoluzionari”, [organizzato] sul vasto piazzale del seminario dove si erano raggruppati molti seminaristi e tutti gli amici “bonnets rouges italiani” di Agostino, venuti in quell’occasione. Scandalo! Avevo osato! – sì, senza l’ombra di un’esitazione.

In questo modo, non mi facevo certamente degli amici. E le indiscrezioni sulla risposta che avevo osato dare a Monsignor Lefebvre non fecero che aumentare la tensione, la durezza che l’arrivo di questi nuovi arrivati aveva bruscamente provocato. Fu una “caccia alle streghe“. Fui persino tacciato di essere “eretico, progressista” durante uno dei miei corsi d’Introduzione alla Bibbia […]

La situazione si degradava rapidamente con una tempra [durcissement] che non lasciava presagire niente di buono per l’avvenire della Fraternità. […] Avevo perciò stilato una lista di persone che bisognava ASSOLUTAMENTE CONGEDARE per l’avvenire del seminario e della Fraternità: gli chiesi [a Lefebvre] di far andar via il 50% dei seminaristi. […] [C]oloro che sembravano i più duri erano anche quelli che infrangevano più volentieri il regolamento di vita del seminario. […]

(¹) Poiché l’esperienza dimostra, secondo le osservazioni che mi sono state rivolte, che il linguaggio non basta sempre a farsi comprendere, mi tocca precisare che la parola “rivoluzionari” è ben messa tra virgolette e non è un caso. Ciò significa, nel linguaggio comune, che è una citazione. La parola “rivoluzionari” non è mia. Fu utilizzata da Agostino Sanfratello, l’Abbé Gottlieb e i loro amici per indicare i canti in questione. Era il linguaggio loro. Essi parlavano di “canti rivoluzionari monarchici europei”. È così ed è la verità. Non posso dire le cose diversamente solo per dover fare un piacere alle persone che da ciò erano infastidite. [Traduzione mia]

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Agostino Sanfratello

Dunque il racconto di Masson si fa teso, parlando chiaramente di crisi del seminario. Il problema, infatti, si presentò in quel novembre del 1972, allorché ai corsi presero parte seminaristi “più anziani, più duri, intransigenti, categorici, sedevacantisti,  integralisti, per parlare più chiaramente direi estremisti”, come Sanfratello e il negazionista Williamson. Fu l’inizio di una lotta di potere che, il 2 febbraio 1973, portò Masson a essere sostuito nel suo ruolo di rettore da Chanoine Berthod, fino all’allontanamento definitivo dalla FSSPX nel 1974 (per diventare, poi, redattore dell’agenzia “Fides” nel 1978). In ogni caso, egli era, per taluni, troppo progressista:

I miei interventi a proposito della preparazione alle arti marziali e ai canti “rivoluzionari” monarchici o fascisti diedero un’opportunità ai “duri” per presentarmi come un elemento progressista, eretico. Alla fine del mese di dicembre 1972, Sanfratello dichiarò così agli Abbés Jacques Seuillot e Bernard Lucien: «Bisogna avvertire Monsignore che i corsi dell’Abbé Masson sono eretici». Al rientro dalle vacanze, nel gennaio del 1973, i corsi di Sacra Scrittura erano molto tesi. Agostino Sanfratello e gli Abbés Jacques Seuillot e Bernard Lucien, ai quali si aggiunse l’Abbé Philippe Le Pivain, fecero arrivare un appunto a Monsignor Lefebvre in cui gli si diceva che quei corsi erano contrari alle dichiarazioni della Pontificia Commissione Biblica. Il 19 gennaio, alla fine del corso, l’Abbé Philippe Le Pivain mi fece chiamare per parlarmi del Vangelo secondo San Matteo: «Il suo corso su San Matteo è in contraddizione con i decreti della Commissione Biblica».

La “caccia alle streghe” era cominciata. […] Di ritorno da un viaggio piuttosto lungo dedicato a conferenze e a Cresime, Monsignor Lefebvre fu assediato letteralmente da un’orda di seminaristi che volevano salvare il seminario dal “pericolo progressista” che lo minacciava. Davanti all’impossibilità di poter ottenere immediatamente un colloquio approfondito con lui, redassi, il 25 gennaio, un rapporto dettagliato di sei pagine, presentando la situazione “attuale” del seminario con tutti i gravi problemi che erano da poco emersi, e lo terminai chiedendo la dipartita, motivata, della metà dei seminaristi, istigatori che si dedicavano al karate, ai canti monarchici e che si preparavano a convertire la Francia con la Messa di San Pio V.

Il colloquio fu molto lungo. Monsignor Lefebvre ascoltò con attenzione. Gli dissi che la scelta dipendeva da lui: o sceglieva di dare un colpo netto, abbandonando tutti gli elementi che avrebbero potuto condurre a un indurimento [durcissement] fatale, oppure il seminario correva il rischio di esplodere, se non di scomparire. Personalmente, non mi sentivo più in grado di dirigere un seminario in cui i seminaristi non si adeguavano completamente, e su tutti i punti, a tutti gli orientamenti scelti all’inizio dal Fondatore stesso.

Ci fu un lungo silenzio. Monsignor Lefebvre rifletteva; ma io non avevo alcun dubbio sulla sua scelta. Tra la tendenza moderata che io incarnavo, e che era quella di molti seminaristi, e la tendenza dura, sapevo che avrebbe scelto la tendenza dura, poiché “la natura ha paura del vuoto”. Monsignor Lefebvre sapeva che poteva contare su quel fattore umano importante: la paura di lasciare una cosa ben fissata, nonostante si allontani dal sentiero, per andarsene invece verso l’avventura, verso l’incertezza, nonostante questa dovesse giungere all’ordinazione di Vescovi. [Traduzione mia]

A questo punto, è difficile sostenere che uno dei fondatori di “Alleanza Cattolica”, già mentore di Roberto Fiore, candidato con Forza Nuova alle elezioni provinciali del 2003 e tra i principali diffusori della FSSPX in Italia, sia un personaggio qualsiasi. D’altronde, la politica è parte indivisibile delle scelte religiose di Lefebvre e del suo gruppo, con buona pace di Introvigne. Sanfratello, peraltro, un peso all’interno della storia italiana lo ha avuto: fratello di quel Giovanni internato perché omosessuale, membro della famiglia che portò alla condanna nel 1968 di Aldo Braibanti (rendendo l’Italia piccolissima per chi collega pezzi di storia), negli anni Settanta fu tra gli accusatori delle donne che abortivano e addirittura querelante di collettivi femministi. Vederlo combattere contro la “ideologia gender” è, dunque, ovvio. Forse stupisce anche meno ascoltarlo mentre collega il gender ai banchieri ebrei e al complotto “mondialista”, con tanto di elogio alle discriminazioni “giuste” (dove quelle ingiuste sarebbero, piuttosto, per i processi agli storici revisionisti e antisemiti). D’altronde, parole sue, l’Europa sarebbe governata da omosessuali e l’omosessualità sarebbe solo “una pessima perversione come dice il catechismo”.

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