Sodom [II]: Testi e contesti

[Qui la prima parte.]

Содом (Sodom) è un film russo di propaganda omofoba. Presentato ufficialmente nel settembre del 2014 durante il Forum di Mosca “Large Family and The Future of Humanity” (un evento che sarebbe dovuto essere l’ottavo “World Congress of Families”), Sodom fu diffuso, di conseguenza, tra attivisti anti-LGBTI in formato DVD e pubblicato online, così da ampliare il pubblico di riferimento. Infine, fu mandato in onda nel maggio del 2015 per il canale televisivo statale russo Rossiya-1. In quest’ultimo caso, il film fu ri-montato, creando di fatto un prodotto nuovo e modellato su spettatori specifici. Attraverso un’analisi delle differenti versioni esistenti, cercherò di capire perché, che cosa sia cambiato, a quale scopo.

Les jaloux, ces durs Élohim,
Se ruèrent sur nos Sodomes…
Paul Verlaine – Nous ne sommes pas le troupeau

Testi filmici

Di Sodom esistono almeno tre versioni, due in russo e una in inglese. Una delle versioni russe e quella inglese sono quasi identiche, poiché differiscono solo per la lingua e i caratteri utilizzati (nel sonoro, nel titolo, nella sequenza animata d’apertura e nelle scritte sovraimpresse); hanno una durata di circa 58′ e sono circolate in formato DVD tra attivisti conservatori e anti-LGBTI; sono state proiettate in diversi eventi a difesa della famiglia “tradizionale” e in opposizione ai Pride; si trovano in giro per la rete Internet, pubblicate da utenti o da associazioni pro-life. In definitiva, servono per lo più come strumento di mobilitazione e, a tale scopo, la loro diffusione si deve innanzitutto ad Alexey Komov. Le chiamerò, perciò, “grassroots“, non tanto per la loro origine quanto per la loro funzione. D’altronde, collegarle solo al “World Congress of Families” o al Forum di Mosca “Large Family and The Future of Humanity” non spiegherebbe la doppia realizzazione dello stesso testo filmico. L’altra versione in lingua russa, invece, è quella andata in onda il 27 maggio 2015 per la rete televisiva Rossiya-1, di proprietà dell’azienda statale VGTRK. Differisce dalle grassroots per durata (circa otto minuti e mezzo in meno, per un totale di 49’35”), ma anche per montaggio, grafica e uso delle musiche. Più precisamente, è stata adattata alle esigenze televisive: i volti dei minorenni inclusi nel video sono stati censurati, le scene ridondanti o emotivamente forti sono state eliminate, così come alcune interviste soppresse o accorciate; la traccia audio è stata rimodellata sulla base della grassroot in lingua russa. Comunque, la differenza principale si nota mettendo a confronto le sequenze iniziali, subito successive all’apertura animata (16”).

Sodom San FranciscoLa versione televisiva comincia con immagini della Pride Parade di San Francisco del 29 giugno 2014 e il seguente commento: “Decine di migliaia di sodomiti si sono riuniti per manifestare esponendo il proprio stile di vita. Le persone normali guardano con interesse”. Le grassroots, invece, hanno un vero e proprio prologo di circa 3′ dedicato alla storia di Sodoma e Gomorra, alla loro scomparsa e resurrezione, alla ripetizione satanica degli “stessi” peccati nelle città contemporanee, simboleggiati gli uni dal dio Moloch di Cabiria (Pastrone, 1919) e le altre dall’Italia. In funzione di allegorica cornice interpretativa, il prologo è del tutto scomparso nella versione per Rossiya-1. Inoltre, la sequenza sulla Pride Parade di San Francisco è, sì, presente nelle grassroots, ma è stata montata in altro modo. Se le parole che commentano le immagini restano le stesse, così come il senso del racconto è simile, la sequenza visiva è però più lunga – poiché contiene scene in più – e, soprattutto, si trova al ventunesimo minuto del film, dopo un intero blocco che ha già informato gli spettatori della propaganda sovversiva e “omosessualista” occidentale. Nella versione televisiva, questo blocco di circa 16′ (e non più di 21, avendo tagliato il prologo e numerose inquadrature) non scompare, bensì viene recuperato più o meno integralmente nelle parti successive al racconto del Pride, rispettando il medesimo ordine di montaggio. In seguito, il testo filmico di Sodom non conosce grandi stravolgimenti, eccezion fatta per il breve epilogo, come vedremo. Tuttavia, già le differenze fin qui descritte non sono vane.

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A conti fatti, in televisione è andato in onda un film leggermente dissimile da quello presentato al Forum di Mosca. Sembra, cioè, essere stato pensato per un pubblico ampio che non ha bisogno di essere mobilitato, perché nazionalmente definito e al riparo da pericoli. La Russia, qui, non ha nulla da temere, a patto di non piegarsi al potere statunitense: “Mosca non è Sodoma” e tale resterà. Piuttosto, gli obiettivi primari della versione televisiva sono, da un lato, quello di informare e, dall’altro, quello di resistere sapendo. In altre parole, gli autori mostrano – e di conseguenza gli spettatori conoscono – una realtà “nuova”, negata fuori dalla perversione contemporanea, in cui la manifestazione d’orgoglio delle persone non-eterosessuali (pardon, dei sodomiti) e il loro “stile di vita” appaiono come norme addirittura osannate e celebrate. Con basse resistenze e con minacce ai dissidenti, infatti, gli Stati Uniti sarebbero i colpevoli di una “colonizzazione culturale” criminale e di un autentico lavaggio di cervello, fondati sulla liberazione sessuale, al fine di soggiogare le menti e i corpi. Questa distruzione laica della tradizione di matrice innanzitutto religiosa starebbe colpendo l’Unione Europea, con una Germania già affondata e un’Italia in pericolo. Fortunatamente, però, Mamontov e compari sono pronti a mostrare il complotto e con coraggio lo espongono al popolo russo, la cui vita e il cui futuro sono certamente al sicuro, al contrario di quanto accadrebbe in Georgia, in Moldavia o in Ucraina. Non a caso, Sodom è stato trasmesso all’interno del programma Spetsialnyj korrespondent (Inviato Speciale), uno tra gli organi principali della propaganda filo-governativa e anti-statunitense. In questo modo il talk show diventa esso stesso cornice esplicativa, situando il film in un preciso contesto e arricchendolo di ulteriori informazioni. Il prologo, allora, sarebbe stato ridondante e, per certi versi, fuorviante.

Contesti politici

Sodom TVIl 27 maggio 2015, infatti, prima della messa in onda del documentario, il presentatore di Spetsialny korrespondent, Evgeny Popov, ricordò che quel giorno il segretario di Stato Vaticano Pietro Parolin aveva condannato la vittoria del sì al referendum irlandese sui matrimoni egualitari, definendola una “sconfitta per l’umanità”. Così, Popov lanciò la discussione sull’omosessualità in Russia, federazione che sarebbe, secondo le parole del conduttore, “più liberista di alcuni paesi europei”. Lo spunto fu l’ennesimo divieto, da parte delle autorità moscovite, di organizzazione di un Pride il 30 maggio, cui era seguita la decisione degli attivisti LGBTI di manifestare comunque, anche senza autorizzazione (cosa che porterà a scontri e arresti). A quel punto, il dibattito aperto nel talk show virò presto sul senso stesso dell’omosessualità, intesa sia come orientamento sessuale deviato sia come dispositivo propagandistico. Le ultime parole prima di Sodom furono affidate alla psicologa Maria Kisileva, che parlò di disturbi narcisistici, in perfetta linea con gli studi di Joseph Nicolosi, e poi dell’inesistenza della discriminazione e dell’omosessualità come moda: “Vedere esempi come il Gay Pride potrebbe influenzare [gli adolescenti]. Se ci sono omosessuali che non possono cambiare, questo è un problema loro, perché è un problema e non la normalità. […] Molto raramente le persone si lamentano di subire discriminazioni: da noi si può studiare, si può lavorare… e nessuno si stupisce più [dell’omosessualità]. Inoltre, adesso sta comparendo una tendenza fra i più giovani per cui essere gay è di moda. Quale discriminazione?”. Così contestualizzato, senza bisogno di prologo il film poté cominciare.

Come abbiamo detto, la versione andata in onda su Rossiya-1 contiene un diverso montaggio, qualche censura grafica, alcuni cambiamenti per ragioni televisive. Com’è ovvio, tutto questo incide nella fruizione di Sodom. A dare il senso di lettura, però, non è solo l’inizio, ma anche l’epilogo. Infatti, nella sequenza finale della durata di un minuto e mezzo circa, vengono sostituite un paio di immagini abbastanza importanti. Certo, sono di fatto pochissime, eppure bastano per restituire il modello politico esportato con le copie in DVD delle grassroots o confermato in patria attraverso il mezzo televisivo. Se abbiamo già visto come Sodom si possa accostare narrativamente alla costruzione dell’odio in Der Ewige Jude (il documentario nazista di propaganda antisemita), adesso è il caso di capire come si sia inserita l’idea della Russia di Putin che salvaguarda la tradizione cristiana e i supposti valori etici dell’Occidente.

Sodom FolsomL’epilogo conclusivo è diviso in due momenti: il primo dedicato al berlinese Folsom Europe (per quanto l’evento non venga esplicitato e sia volutamente confuso con i Pride) e il secondo alla legge contro la propaganda gay. Le immagini del Folsom sono commentate con riferimenti alla moralità, alla perdita di valori religiosi e al decadimento della cultura, insinuando che l’evento leather sul Bondage, Dominazione, e Sado-Masochismo (BDSM) sia in connessione con Satana. Vale la pena sottolineare, poi, che la sequenza filmica deriva da un montaggio di scene presenti in un’altra discussa inchiesta sull’omosessualità di Arkday Mamontov, intitolata “Schiacciante minoranza” e realizzata sempre per Spetsialnyj korrespondent. Questo documentario andò in onda il 18 giugno 2013, a commento della legge sulla propaganda gay promulgata una settimana prima. All’interno del successivo dibattito nello studio televisivo, inoltre, presero parte la promotrice della legge, Yelena Muzulina, e uno degli autori del testo (nonché vicepresidente della Duma di Stato), Sergei Zheleznyak. Gli stessi, cioè, che l’11 giugno furono contestati dagli attivisti LGBTI e accolti invece con giubilo da vari ortodossi nazionalisti subito dopo il voto sulla legge. Non a caso, infatti, sono proprio gli istanti post-voto che vengono mostrati nella seconda parte dell’epilogo di Sodom: scene tagliate dai girati di Rossiya-1 o già mandate in onda durante i telegiornali. Ciò che, tuttavia, è inquietante sono le scelte operate nelle due versioni del film.

Sodom 2Innanzitutto, nelle grassroots come in televisione, vengono recuperate due inquadrature degli ultra-ortodossi nazionalisti. Parliamo, nello specifico, della monarchica “Union of Orthodox Banner-Bearers” e del loro leader Leonid Simonovich-Niksic, famosi per il grido «Ortodossia o morte», il loro odio per Madonna e per le Pussy Riot, il disprezzo verso gli omosessuali, i musulmani, gli ebrei e gli immigrati, le violenze fisiche e la sobria rassomiglianza al Ku Klux Klan… Tutto col patrocinio del Patriarca Kirill. In Sodom, dopo di loro, vengono mostrati l’arresto di una contestatrice pro-LGBTI e il delirio della folla urlante: «Mosca non è Sodoma!». Poi, mentre il commento audio continua a parlarci della Santa Madre Russia Protettrice dei Nazionalisti, le due versioni divergono. In quella televisiva viene mandata in onda un’immagine di altri manifestanti LGBTI, mentre nelle grassroots vengono scelte due inquadrature, una della Duma e una di Zheleznyak che stringe la mano a un ragazzo con la maglietta di Ernesto Che Guevara. Guardando questo video a partire, in particolare, dal minuto 1’47” si può notare come, subito dopo la stretta di mano, quello stesso ragazzo si sia messo goliardicamente a lanciare in aria il deputato Alexander Ageev. Accanto a lui, un giovane con una maglietta su cui è stampata una runa Ôþalan, il simbolo usato da neofascisti e neonazisti, già mutuato dalle Waffen-SS. In ogni caso, la conseguente conclusione del documentario è la stessa: il matrimonio ortodosso di un uomo e di una donna dà una possibilità al futuro, nel rispetto del biblico “crescete e moltiplicatevi”.

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Le tre versioni di Sodom, dunque, servono scopi diversi. Due – le grassroots – si indirizzano a un pubblico per lo più straniero e filo-russo, sia di una nazione post-sovietica sia di un stato più occidentale, mentre una – quella televisiva – è costruita per gli spettatori russi; le prime sono state montate e diffuse per mobilitare attivisti e dirigerli verso un modello politico di riferimento, l’ultima per informare chi ha bisogno di essere rassicurato sulle “perversioni” che arrivano da Ovest, confermando la fede nel governo e nella Chiesa. A tal scopo, anche confrontando gli epiloghi si ha questa impressione: le grassroots restano prevalentemente politiche, quasi da reclutamento, mentre la versione televisiva rasserena sul presunto pericolo di una minoranza “schiacciante” (nonostante gli ossimori). In generale, comunque, sono tutte pensate per aumentare e/o stabilizzare il consenso verso Putin, all’interno di quella che alcuni chiamano la “nuova guerra fredda“. Questa guerra vedrebbe l’Europa in mezzo e si esprimerebbe attraverso l’omofobia e alcuni conflitti (questi sì, “reali”) che coinvolgono e hanno coinvolto l’Ucraina, la Crimea e la Siria, oltre alla Moldavia e alla Georgia.

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