PD e ProVita: Non sappia la tua sinistra quello che fa la (estrema) destra

Il 3 ottobre 2017, a partire da un post pubblicato su Facebook dall’ex componente della commissione garanzia del Partito Democratico (PD) Aurelio Mancuso, alcuni membri del PD romano hanno evidenziato una contraddizione politica interna all’organizzazione del Festival dell’Unità – Tutta un’altra Roma. Qualche giorno prima, infatti, precisamente il primo ottobre, su un palchetto secondario del festival si era tenuto un dibattito sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) in compagnia di Toni Brandi, presidente di ProVita ONLUS, e Dina Nerozzi, neuropsichiatra molto attiva nelle realtà anti-LGBTI e anti-abortiste. Effettivamente, la bufera che ne è seguita era abbastanza giustificabile: com’è possibile aver aperto le porte e dato un microfono alle stesse persone che inquinano il dibattito pubblico da anni sulla così detta “ideologia gender”? Com’è stato possibile dare spazio a chi, nel gennaio del 2016, manifestò al Family Day al suon di #renziciricorderemo (dove Matteo Renzi, lo ricordo, è il segretario nazionale del PD)? Com’è stato possibile legittimare, in uno spazio connotato politicamente quale il Festival dell’Unità, gli stessi che sono nati e cresciuti in forte opposizione politica al PD? Andremo con calma.

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Dina Nerozzi, Claudio Lo Tufo, Toni Brandi al Festival dell’Unità – Tutta un’altra Roma

Il segretario e il cambiamento

In un primo momento, la polemica è stata indirizzata verso il neo-segretario romano del PD, Andrea Casu, eletto nel giugno del 2017 con il 57% di preferenze su seimila votanti. Classe 1981, Casu era stato scelto come candidato alla segreteria proprio da Matteo Renzi, allo scopo di rappresentare la sua linea politica al congresso del partito (in cui si è votato per superare il commissariamento durato due anni). Fedelissimo di Renzi, dunque, Casu avrebbe dovuto portare avanti “quel cambiamento che Matteo Renzi ha incarnato a livello nazionale”, secondo le parole di Luciano Nobili, già coordinatore della campagna elettorale di Roberto Giachetti (candidato sindaco di Roma nel 2016), nonché ex vicesegretario romano del PD. Effettivamente, il cambiamento simile a quello nazionale sembrerebbe esserci, in linea con le scelte della Ministra dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca Valeria Fedeli quando ha incontrato gli esponenti del movimento “no-gender”, tra cui lo stesso Toni Brandi; in linea con il 25 aprile #tuttoblue dei “patrioti europei” (ossia il PD di Milano); in linea con i rapporti tra estrema destra e vari membri del PD; in linea con le leggi sulle unioni civili e sulla riforma della cittadinanza in cui l’ago della bilancia e decisore ultimo è sempre l’attuale Ministro degli Affari Esteri Angelino Alfano (Alternativa Popolare).

CatturaCristiano Davoli, “l’angelo del bitume”

Dunque, per beghe di partito, da una parte, e per ruolo ufficiale, dall’altra, all’inizio era Andrea Casu il principale bersaglio della polemica sul dibattito con Toni Brandi e Dina Nerozzi. Se non fosse che, a distanza di qualche ora dallo scoppio del caso, un altro membro del PD ha fatto mea culpa, Cristiano Davoli. Classe 1972, Davoli è giornalista e ballerino di break dance e hip hop, ha lavorato come ufficio stampa più volte per gruppi politici (presidenza dell’ex Municipio XX di Roma, Gruppo Misto alla Regione Lazio) ed è socio fondatore e amministratore della Società in Accomandita Semplice (S.A.S.) Maremoto, un’azienda specializzata in dischi, fumetti, giochi di carte e di società, miniature. Dal 2014, è l’ufficio stampa dell’attuale vicepresidente del Senato Rosa Maria Di Giorgi (PD), distintasi già per aver combattuto strenuamente contro l’omogenitorialità durante il dibattito del 2015-2016 intorno alla legge 176 sulle unioni civili. Nel dicembre del 2015, munito di pala e bitume, Davoli lancia un’altra realtà, ossia l’associazione “Tappami” (sic), dedicata alla copertura delle buche che si incontrano per le strade romane. Grazie all’associazione vengono indetti diversi “TappaBuca Day“, anche conosciuti come “Tappami Day” (sic), secondo il battesimo del presidente nazionale del PD Matteo Orfini. Quest’operazione è servita come piattaforma per la campagna elettorale di Davoli, quando fu candidato nel 2016 come consigliere al Comune di Romaterzo nome in testa alla lista PD definita da Orfini, il quale si spese non poco per aiutare l’allora candidato consigliere a vincere le elezioni. Inutilmente.

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Matteo Orfini e Cristiano Davoli, 15 maggio 2016 (qui)

Pixel Comunication SRL

Come fu sottolineato il 3 giugno 2016 in un articolo della giornalista Valeria Pacelli per Il Fatto Quotidiano, Davoli possiede, inoltre, il 33% di una società a responsabilità limitata di cui è amministratore unico, la Pixel Comunication. Nel suo curriculum vitae, pubblicato sul sito dell’Istituto Raggruppato per l’Assistenza all’Infanzia (Ipab) Irai, di cui Davoli è vicepresidente vicario (designato nel 2015 dall’ex sindaco di Roma Ignazio Marino), la Pixel Comunication SRL viene definita una “agenzia di stampa, agenzia video e di comunicazione specializzata nella consulenza nel campo della comunicazione, nell’offerta di servizi di ufficio stampa multimediale e nella produzione di programmi televisivi”. Il restante 67% della Pixel Comunication è, invece, in mano a Serena Specchi. Sempre nelle elezioni comunali di Roma del 2016, Specchi è stata candidata nella lista del PD al Municipio III. Anche lei fa parte di “Tappami”, l’associazione di Davoli: per votarla si potevano indicare sia i suoi nome e cognome, sia la parola “Tappami”, tanto che, nelle liste, era indicata come “Serena Specchi detta Tappami” (sic). Specchi è sposata con un ex consigliere comunale di Roma, eletto cinque volte, Fabrizio Panecaldo, già capogruppo del PD sotto l’amministrazione Marino e teste del processo su Mafia Capitale. Davoli e Specchi, attraverso la Pixel Comunication, hanno lavorato per il Ministero delle Politiche Agricole Alimentari e Forestali, per la Regione Veneto, per la Regione Lazio, per la Regione Basilicata, per la Regione Campania, per il Movimento Cristiano Lavoratori e per altri enti, tra cui il Teatro La Fenice di Venezia. Alcuni lavori della Pixel Comunication potete trovarli sul loro canale youtube: non mancano numerosi video di e su Fabrizio Panecaldo (tra cui delle “smart news” da lui commentate) né manca l’intervento di Di Giorgi sulla legge 176/2016 sulle unioni civili.

Davoli Specchi

Cristiano Davoli e Serena Specchi (qui)

Nel cuore delle persone

A questo punto, delineato meglio il quadro entro il quale ci muoveremo, torniamo al mea culpa di Cristiano Davoli rispetto all’evento del Festival dell’Unità con Toni Brandi. Attraverso un post pubblicato sul suo profilo Facebook, Davoli ha scritto di assumersi la responsabilità per aver organizzato l’incontro con ProVita, incontro – ha detto – che non sarebbe stato uno sdoganamento di “istanze estranee alla missione di difendere e affermare i diritti per tutti”. Questa missione – ha continuato – contraddistinguerebbe il PD da sempre. Mi permetto di aggiungere, a meno che non ci siano di mezzo beghe di partito, Alfano, l’anticipazione di un libro di Renzi o conflitti lavorativi. Ma andiamo con ordine. Davoli ha asserito che l’incontro con ProVita era “fuori dal programma del festival […] uno dei tanti incontri che si sono svolti negli spazi offerti alle associazioni”. Ha precisato: “Quando ci si apre a realtà diverse da noi, è naturale che il confronto possa prevedere un dibattito anche con chi la pensa diversamente da noi”. D’altra parte, ha insistito, il contraddittorio non c’era stato perché alcuni invitati erano “altrove” in un altro dibattito sul testamento biologico; invitati che, evidentemente, avevano disdetto “all’ultimo momento” la loro partecipazione. Dunque non si capisce: era un incontro per dialogare con un’associazione (cioè ProVita, il cui portavoce, Alessandro Fiore, è figlio del segretario del partito neofascista Forza Nuova) o era un incontro per dibattere delle DAT? E se dovesse essere vera l’ultima ipotesi, come mai c’erano due eventi in contemporanea sullo stesso argomento? Gli altri invitati, quelli che hanno disdetto, avevano ricevuto due inviti in contemporanea e hanno deciso “all’ultimo minuto” di disertare? Avviandosi verso la conclusione, Davoli ha persino tenuto a far sapere che l’incontro non era stato una “tirata selvaggia contro la cultura della diversità” e che “in passato anche sui temi etici sono stati svolti incontri senza contraddittorio e senza che questo suscitasse alcuna reazione”. Per cui, recalcitrante, ha ammesso l’errore, si è scusato e ha fatto notare che “la solidità dei nostri ideali e il loro radicamento nel cuore delle persone, ci autorizzano a non aver paura delle idee dei nostri avversari”. Nel cuore delle persone. Ha chiosato: “Proprio perché li consideriamo avversari, l’iniziativa era fuori programma”. Quelli di ProVita sarebbero avversari di Davoli.

ProVita DAT

Manifestazione di ProVita ONLUS e Universitari per la Vita, 14 marzo 2017; il primo in piedi, a sinistra, è Alessandro Fiore.

Le idee dei “nostri” avversari

Pubblicato il post, bastava cercare su Google il nome di Cristiano Davoli affiancato a “ProVita” per ricevere una notizia sconcertante. Recuperando, difatti, la cache della pagina dei contatti della ONLUS dal motore di ricerca Bing, veniva fuori che – almeno il 2 ottobre – egli era nominato come responsabile dell’ufficio stampa, con tanto di indirizzo e-mail e numero di telefono. Verificare l’appartenenza dei dati non era difficile, poiché sono gli stessi pubblicati sul sito della vicepresidente del Senato e sulla pagina Facebook di “Tappami”. Ho, quindi, chiesto a Davoli se fosse vero. A quel punto, mentre scoppiava il caso sul suo lavoro come ufficio stampa per ProVita e mentre la giacchetta della polemica era tirata dai vari interessi di partito, Davoli ha confessato al direttore di nextquotidiano Alessandro D’Amato di aver, sì, ricevuto effettivamente una proposta da ProVita mesi prima, ma di non averla accettata. Quindi, ha sostenuto di non sapere come i suoi recapiti siano finiti sul sito della ONLUS e che, d’altronde, lui è “un libero professionista […] sul mercato come ufficio stampa”. Ammettendo di aver sbagliato e di aver “fatto una cavolata”, Davoli ha nettamente negato di aver ricevuto una “retribuzione da Provita”. Qualche ora dopo, commentando il suo post su Facebook, il socio amministratore di Pixel Comunication SRL ha scritto: “non accetto falsità e polemiche strumentali […] La cosa più importante che voglio ribadire è che non ho mai lavorato o collaborato per Pro Vita come ora leggo da qualche parte”. Fin qui, nulla da obiettare. Se non fosse che ha aggiunto: “[I]n passato ho prodotto materiale video per la società che invece si occupa dell’ufficio stampa di Pro Vita e che ha pubblicato il mio contatto per sbaglio, come mi hanno confermato“.

PixeltvLa solidità degli ideali

Ditemi che avete capito. Cioè, Davoli ha detto di aver prodotto del materiale video per una società che si occupa dell’ufficio stampa di ProVita. Questo ufficio stampa (o gli stessi di ProVita?) avrebbe pubblicato “per sbaglio” i suoi dati, confermandogli l’errore. Gli ho chiesto quale fosse il nome della società ma non ho ricevuto risposta. D’altronde io avevo visto che Davoli non solo ha cliccato di recente “mi piace” alla pagina Facebook di ProVita ONLUS, come farebbe un bravo ufficio stampa, ma ha addirittura condiviso un video (sic) di Toni Brandi. “Gli avversari”, si diceva. Sulla pagina Facebook della Pixel Comunication, Pixeltv, non proprio aggiornata quotidianamente, tra un post del 22 febbraio 2017 dedicato alla vicepresidente del Senato Di Giorgi e uno del 12 maggio 2017 dedicato a una piattaforma di co-working inaugurata dal Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali Giuliano Poletti, è incastrato un post del 14 marzo dedicato a una manifestazione di ProVita contro le DAT (definite “mortifere”) davanti al Pantheon di Roma. Il rimando è al sito di Pixel Communication, PixelVideoNews, in cui sono riportati i lavori della SRL di Cristiano Davoli e Serena Specchi. Effettivamente, sul sito sono presenti ben tre video (sic) sulla manifestazione di ProVita contro le DAT, manifestazione in cui era presente anche Alessandro Fiore, figlio del segretario di Forza Nuova Roberto Fiore e portavoce di ProVita ONLUS. I video (sic) del 14 marzo sono qui, qui e qui. Dunque, ora, credo si possa legittimamente supporre che Davoli avesse ragione: lui ha fatto video per la società che si occupa dell’ufficio stampa di ProVita. Solo che di quella società è amministratore unico e le quote sono suddivise tra lui (33%) e Serena Specchi (67%), entrambi del PD (il partito che ha proposto la legge sulle DAT), mentre i video erano per ProVita.

Davoli Lo Tufo

Claudio Lo Tufo e Cristiano Davoli

G/Strategy

Spulciando tra le foto di “Tappami”, poi, ci si imbatte in una foto emblematica. Per invitare al voto delle comunali 2016 di Roma, Davoli si fa fotografare con diverse persone. Tra queste, il suo amico ed esperto di comunicazione Claudio Lo Tufo. Lo Tufo è la terza persona ritratta nella foto che incorniciava l’articolo – ora rimosso dal sito della ONLUS – scritto da ProVita a proposito del dibattito al Festival dell’Unità. Guarda caso, è lo stesso Lo Tufo che ha co-fondato nel 2015 la società a responsabilità limitata semplificata G/Strategy, un’azienda di comunicazione strategica che si rivolge a politici, partiti, movimenti e gruppi di interesse. Lo Tufo, infatti, non si è interessato solo della campagna elettorale di Davoli e di “Tappami”, ma anche delle nuove campagne di ProVita ONLUS. Basta dare un’occhiata al suo profilo Facebook per essere sommersi di messaggi contrastanti: si leggono tanti post sul PD romano e “Tappami” quanti, o forse più, sulle attività di ProVita. In riferimento alla campagna “È vita” di ProVita ONLUS, lanciata all’inizio di settembre 2017 con un video (sic), Lo Tufo scrive in un post datato 12 settembre 2017: “Seguiteci in un racconto emozionante alla scoperta della vita”. Seguiteli e, magari, donate qualche euro alla ONLUS anti-abortista e anti-LGBTI. Il 29 settembre scorso, poi, l’altro co-fondatore di G/Strategy, Gaetano Grasso, era tra gli invitati del Festival dell’Unità per un dibattito proprio sulla comunicazione. In compagnia di Grasso c’era Davoli ovviamente, nel ruolo di moderatore, ma anche il segretario romano del PD Andrea Casu, il deputato PD nonché portavoce della segreteria nazionale Matteo Richetti e la giornalista e dirigente del PD romano Claudia Daconto. Alcune parti della diretta streaming dell’incontro sono state pubblicate sulla pagina Facebook di Pixeltv (l’azienda, ricordo, di Davoli e Specchi).

Non sappia la tua sinistra quello che fa la (estrema) destra

Dunque, la storia è questa: due ex candidati del PD romano e membri dell’associazione “Tappami”, Cristiano Davoli e Serena Specchi, sono i soci di un’azienda di comunicazione, la Pixel Comunication, che lavora per la vicepresidente del Senato Rosa Di Giorgi (PD) e, apparentemente, anche per ProVita ONLUS quando si occupa di campagne “shock” sul fine vita. Il primo ottobre, Davoli ha organizzato un incontro sulle DAT al Festival dell’Unità di Roma con Toni Brandi, presidente di ProVita, Dina Nerozzi e il co-fondatore di G/Strategy Claudio Lo Tufo. Il 2 ottobre, Davoli risultava responsabile dell’ufficio stampa di ProVita. In seguito alle polemiche, il socio al 33% e amministratore unico di Pixel Comunication parlava di errore compiuto dall’azienda (per cui egli aveva lavorato) che si occupa dell’ufficio stampa di ProVita. Già amico (ed elettore?) di Davoli, oltre che presumibilmente spin doctor della campagna elettorale di “Tappami” (dunque di Davoli e Specchi), Claudio Lo Tufo è evidentemente lo stratega della comunicazione e delle campagne di ProVita. Sul palco con Toni Brandi, non moderava solo un incontro, forse, ma addirittura promuoveva l’associazione. Il 29 settembre, invece, sempre al Festival dell’Unità, l’altro co-fondatore di G/Strategy, Gaetano Grasso, era l’invitato d’onore per un dibattito sulla comunicazione insieme a diversi membri rilevanti del Partito Democratico. Il cerchio si chiude e, a questo punto, rimando ai legami tra ProVita e Forza Nuova sparsi su questo blog (per esempio qui e qui), sistematizzati in questo articolo de Il Corriere della Sera e approfonditi in questo video.

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