Mentire sapendo di mentire

Il 25 gennaio 1994, Roberto Fiore, Colin Todd, Gareth Hurley e il reverendo lefebvriano Michael Crowdy costituirono la Saint George Educational Trust (SGET). Si tratta della prima organizzazione di beneficenza dell’estrema destra cattolica europea; una charity dalle cui carte è distinguibile altresì la firma della moglie di Fiore, Esmeralda Burgos Otamendi, in qualità di testimone. Il 22 marzo 1995, invece, Alun Rowland, Gary Palin e Padraic O’Huallachain fondano la Trust of Saint Michael the Archangel (TSMA). Entrambe le charities, SGET e TSMA, guadagnavano attraverso una catena di piccoli negozi, apparentemente. In verità, erano parte di una rete economico-politica assai più ampia. [Della SGET abbiamo parlato anche qui.]

Quello che non era però mai emerso finora è che al leader di Forza Nuova fanno riferimento anche tre trust di diritto britannico.
L’Espresso, 5 novembre 2017

News From Somewhere

La Trust of Saint Michael the Archangel fu fondata il 22 marzo 1995 da tre neofascisti della International Third Position (ITP), ossia Alun Rowland, Gary Palin e Padraic O’Huallachain (pseudonimo che – secondo il giornale inglese antifascista Searchlight – nasconderebbe il nome di Derek Holland). Se la Saint George Educational Trust condivideva l’indirizzo con la sede della International Third Position, la TSMA risultava situata nei locali della Meeting Point di Roberto Fiore, l’agenzia di collocamento e posti letto che riceveva i giovani partiti dall’Italia tramite Easy London (secondo questo meccanismo). Definitivamente estinta nel 2014, la Meeting Point è stata poi sostituita dalla Londoners LTD, cioè da London Orange, gestita dal sardo Davide Olla. Negli anni ’80 e ’90, latitante a Londra, Fiore aveva imparato a bilanciare il suo spirito politico con quello imprenditoriale, tanto da attirarsi le ire di alcuni suoi camerati d’avventura – come il political soldier Troy Southgate, che lo accusò senza mezzi termini di essere un nazionalista reazionario (perché vicino alla Fraternità Sacerdotale di San Pio X), un ipocrita e un capitalista. Southgate non solo tollerava mal volentieri il cattolicesimo integralista e il piccolo impero economico di Fiore, ma non concepiva neanche l’idea di aver voluto avviare, agli inizi degli anni Novanta, una specie di comune neofascista fuori dall’Inghilterra, ossia nel paesino francese di Le Pouillolet, frazione di Fontanai-Les-Louvets. Il progetto era chiamato News From Somewhere Project e, come racconta il ricercatore Ryan Shaffer nel suo testo del 2017 Music, Youth and International Links in Post-War British Fascism, aveva richiesto un mutuo di trentamila sterline per circa quattro ettari di terreno, una cascina e una cappella. La proprietà era intestata a Roberto Fiore e a sua moglie, Esmeralda Burgos Otamendi.

News From Somewhere

Le Pouillolet come appare nel documentario The Lost Race – History of the National Front

Prime indagini

Nel 1997, anno in cui Forza Nuova fu ufficialmente fondata a Cave, in provincia di Roma, alcune inchieste condotte dal Telegraph raccontarono i rapporti politici ed economici che legavano la SGET, la TSMA, alcuni negozietti d’usato, un villaggio spagnolo e la International Third Position. Il dito fu puntato soprattutto contro la Trust of Saint Michael the Archangel e Roberto Fiore. A novembre, dunque, la Charity Commission, ossia l’agenzia inglese preposta al controllo delle charities, sospese Fiore dal ruolo di trustee, congelò i conti della TSMA e avviò indagini interne. Le indagini si conclusero due anni dopo, nel 1999, con un nulla di fatto. Non erano state trovate “prove concrete” che dimostrassero le presunte attività politiche delle charities. Nell’agosto del 1999, quando Fiore era tornato in Italia da una manciata di mesi – precisamente il 21 aprile, giorno in cui si festeggia il Natale di Roma – e mentre si trovava alla guida di Forza Nuova con Massimo Morsello, il Guardian raccontò del buco nell’acqua compiuto dalla Charity Commission e sollevò dei dubbi sull’effettiva assenza di prove. Per esempio, fu scritto, nel 1997 la Trust of Saint Michael the Archangel aveva donato settemila sterline al piccolo villaggio spagnolo. In totale, furono dodicimila. Si trattava, per quanto all’epoca non fosse chiaro, di una comune simile a quella di Fontanai-Les-Louvets. Anzi, ne era la prosecuzione ideale. Dal sito della International Third Position, infatti, il nuovo progetto veniva descritto come tentativo nazionalista di tornare ai valori tradizionali, “seguendo la scia dell’iniziale […] News from Somewhere Project“. L’obiettivo, anche qui, era generare azione politica e far partecipare i camerati alla “lotta”. In sostanza, si volevano formare nuovi political soldiers, secondo le idee dell’aspirante nazista rumeno Corneliu Zelea Codreanu rilette da Derek Holland e Roberto Fiore.

Los Pedriches

Fonte: qui

Los Pedriches

La notizia della comune arrivò in Spagna. Nel settembre del 1999, i giornali – capofila El País – cominciarono a guardare a un villaggio vicino Valencia e non lontano dall’autostrada per Madrid, Los Pedriches, costituito da otto tenute abbandonate su una superficie di circa diecimila metri quadri, senza acqua né energia elettrica. Tre anni prima, il villaggio fu oggetto di interesse da parte di Fernando Pazos Alonso-Barajas, avvocato neofascista di Toledo, il quale cercava per conto terzi un buon investimento immobiliare. Il 22 maggio 1996, quei terzi comprarono cinque delle otto tenute e circa settemila metri quadri, per un valore di quindicimila euro. Gli acquirenti erano Roberto Fiore e sua moglie Esmeralda Burgos, che si impegnarono a pagare il cinquanta percento dell’affare, e Massimo Morsello, a sua volta impegnato per il restante cinquanta percento. I tre volevano, ovviamente, prendersi l’intero villaggio. Purtroppo per loro, le inchieste giornalistiche inglesi che collegavano la Trust of Saint Michael the Archangel a Fiore e alla International Third Position si misero di intralcio. In un primo momento, l’avvocato Pazos dichiarò a El País che l’obiettivo ultimo era metter su un campeggio e che le loro proprietà furono affittate a una “associazione cattolica inglese legata all’estrema destra”, la San Michele Arcangelo [San Miguel Arcángel]. Questa associazione, disse, aveva portato persone indigenti a lavorare per restaurare gli edifici fatiscenti. Inoltre, l’avvocato negò qualsiasi legame di Fiore e Morsello con la ITP e sottolineò che i due erano stati indagati nel Regno Unito perché “cattolici in un paese anglicano”. Peccato, però, che in tutto questo la ITP di Fiore e Morsello, per il progetto di Los Pedriches, si fosse impegnata a chiedere donazioni ai neofascisti di mezza Europa, da girare con conto corrente a una casella postale inglese oppure tramite assegno all’oscura Asociación Histórica Santiago. E peccato che i cinque “campeggiatori”, ospitati nell’unico edificio agibile e di proprietà incerta, fossero tutti giovani neofascisti della ITP. Peccato che, in seguito a una denuncia per infrazione delle norme urbanistiche, Roberto Fiore dichiarerà soltanto nel 2001 di aver venduto le proprietà di Los Pedriches, con l’ormai defunto Morsello, al polacco Maciej Formella il lontano 30 ottobre 1998.

(Se volete approfondire la storia di Los Pedriches, qui trovate una raccolta di articoli raccolti dagli antifascisti della Comunità Valenciana e qui una ricostruzione del 2009 pubblicata dalla rivista Interviù.)

Le nuove indagini

In seguito alle inchieste inglesi dell’agosto 1999 e alle successive spagnole, la Charity Commission avviò un’indagine interna e il 2 dicembre congelò i conti di entrambe le charities – TSMA e SGET – per un anno. Nella prima parte dell’indagine, pubblicata nel 2000, venne fuori che c’erano effettivamente forti collegamenti con la ITP; che Los Pedriches era una comune cattolica ma estremista, ragion per cui i trustees dichiaravano di rinunciare a portare avanti il lavoro di ristrutturazione; che alla Meeting Point di Roberto Fiore erano state fatte alcune donazioni per pagare l’affitto di un locale dove si trovava un negozietto dell’usato gestito dalla TSMA e dalla SGET. Nel settembre del 2000, interrogato dal Guardian su queste faccende, Fiore sostenne di non far parte neanche lui della ITP, di non disprezzare il fascismo e di essere stato nel Regno Unito per asilo politico. Nella seconda parte dell’indagine, pubblicata nel maggio del 2001, la Charity Commission trovò pagamenti verso la Meeting Point e altre organizzazioni e persone legate a Fiore; specificò, dopo aver letto i documenti inoltrati dagli stessi trustees e da esaminatori esterni, che l’affitto chiesto dalla Meeting Point per il negozietto dell’usato era a un tasso “accettabile” perché più basso del canone regolare; indagò sulla proprietà in cui aveva sede la SGET, cioè la Forest House locata a Liss, un piccolo paese dell’Hampshire; scoprì che la Forest House era intestata a Fiore, che fungeva da casa per il neofascista Colin Todd e che era anche la sede della casa editrice The Legionary Press, la quale pubblicava libri neofascisti e di supremazia bianca, della ITP e di Codreanu. Poiché i trustee delle charities negavano la prossimità con la ITP e, anzi, si dissero disposti a tagliare qualsiasi contatto con la rete neofascista e Los Pedriches e poiché nella Forest House furono trovati libri definiti “cattolici”, una cappella e poco altro, la Charity Commission decise di monitorare da vicino la TSMA e la SGET ma di non proseguire l’indagine interna.

Rosine de Bounvialle

Rosine de Bounevialle

Mentire sapendo di mentire

Tuttavia, alla Charity Commission sfuggirono numerosi dettagli. Innanzitutto, Fiore era al centro di tutto. Era effettivamente a capo della ITP, per quanto si sforzasse di affermare il contrario; in Italia era a capo di Forza Nuova, il cui bollettino Foglio di Lotta era anch’esso chiaramente neofascista; era a capo delle aziende cui le charities facevano donazioni; era stato tra i fondatori della SGET; era l’intestatario di tre “progetti” neofascisti: il News From Somewhere Project, Los Pedriches e Forest House. Politicamente e storicamente, quest’ultima aveva un alto valore simbolico per i neofascisti inglesi perché, dal 1947, era la casa di Rosine de Bounevialle. Aristocratica, tenacemente fascista, antisemita e integralista cattolica, Rosine de Bounevialle si avvicinò presto ad A.K. Chesterton e a tutte le realtà da lui fondate: la rivista Candour (1953), il gruppo League of Empire Loyalists (1954) e il partito National Front (1967). Con la morte di Chesterton, avvenuta nel 1973, de Bounevialle ereditò Candour, ne spostò la redazione a Forest House e da lì cominciò a pubblicarlo. Quando si spense nel 1999, secondo le sue volontà testamentarie (del 1996), la casa passò proprio alla Saint George Educational Trust, i cui fondatori erano stati individuati come legittimi successori. In particolare, parliamo di Colin Todd, attuale direttore di Candour, e Roberto Fiore. Non era certamente per vicinanza nei banchi di chiesa che Fiore divenne uno degli intestatari della casa. Egli, infatti, teneva le redini di tutta la rete neofascista dell’ITP, i cui nessi erano componibili e scomponibili a piacimento. Poteva mentire sapendo di mentire, illuminando un aspetto specifico delle sue attività mentre contemporaneamente tutta quella luce ne metteva in ombra un altro.

Fiore e Morsello

Roberto Fiore e Massimo Morsello, Roma, 2000

Farla franca

Nel 1997, sia Forza Nuova sia un numero di Foglio di Lotta raccontavano il “Progetto Contropotere” ai neofascisti e ai boneheads italiani, descrivendolo come un insieme di “strutture durature che garantiscano la continuità del movimento in caso di attacchi, tradimenti e atti repressivi”. Sostanzialmente, si trattava di rifugi per militanti indagati o minacciati; rifugi che, inoltre, fungevano da “piccole isole di liberazione”, come palestre politiche per prepararsi alla lotta. Senza mezzi termini, in quel numero di Foglio di Lotta fu sottolineato persino il gioco delle tre carte tra partiti, associazioni e aziende che si è sempre visto essere parte integrante delle difese di Fiore e, anche altrove su questo blog, dell’intero funzionamento di Forza Nuova. In controluce, infatti, è possibile leggere la sovrapposizione tra più elementi legati tra loro ma all’occorrenza unici e assoluti: la fede fascista e/o la fede cattolica, gli obiettivi politici e/o gli intendimenti religiosi, le donazioni e/o i pagamenti, la faccia del fascismo “sociale” e/o la faccia dell’autoritarismo violento, le libertà di espressione, di parola, di pensiero e/o l’esaltazione del regime fascista. Ideologicamente, questo meccanismo è similare alle più recenti azioni di Alba Dorata in Grecia ed è ormai padroneggiato e perfezionato da tanti movimenti di estrema destra in Europa e in Italia. Si tratta di una sorta di pratica politica della metonimia e della sineddoche, utile a farla franca nel momento del bisogno e necessaria per spostare l’attenzione di eventuali accusatori su un singolo aspetto anziché sulla coerenza del tutto. Il passato di Roberto Fiore, del National Front, ma anche di Terza Posizione e delle organizzazioni neofasciste in Italia negli anni ’70, riecheggia ovunque:

Anche nei casi più estremi di repressione le strutture sono là a disposizione di chi continuerà la lotta politica. A questo proposito è di particolare importanza la fisionomia giuridica delle associazioni non a scopo di lucro che garantiscono l’uso delle proprietà per fini prestabiliti stipulati negli statuti e che proteggono il tutto da possibili atti persecutori. È indispensabile che anche in Italia dove il numero dei militanti è in rapida crescita si percorra questo cammino che renderà rapidamente il movimento più libero e più forte. [Grassetto mio]

Forza Nuova Compra ItalianoContropotere

Il “Progetto Contropotere” era composto da quattro proprietà: una situata in Spagna, definita il “progetto villaggio” (ossia Los Pedriches); una in Hampshire (ossia Forest House), una in Normandia (ossia News From Somewhere Project) e una nell’Irlanda dell’Ovest. Ogni proprietà comprendeva edifici e “vasti appezzamenti di terra”, appartenevano a “militanti o associazioni non lucrative gestite da militanti” ed erano la sede di “attività economiche” e di “strutture politico-culturali”. Se in Normandia e in Irlanda le entrate erano legate alla produzione e distribuzione di libri, Forest House era – insieme a Los Pedriches – il progetto più elaborato, con stanze per gli ospiti e attrezzature utili a creare strumenti di propaganda e a realizzare incontri, conferenze e campi:

la struttura consiste in 10 ettari di terreno ed una casa di notevoli dimensioni dove si trovano appunto uno studio per la produzione di video, una libreria di vaste dimensioni con testi risalenti agli inizi del secolo ed una cappella; oltre ovviamentre [sic] a 5 stanze per i residenti e gli ospiti. La struttura ospita frequenti incontri, conferenze e campi.

Ancora nel 2005 la Charity Commission aveva problemi nel definire la proprietà della Forest House in relazione alla SGET. Non sappiamo se la proprietà sia mai stata ufficialmente acquisita dall’organizzazione di beneficenza, ma è certo che la SGET ha ancora rapporti con Forza Nuova e i neofascisti inglesi. Non potrebbe essere diversamente. Come abbiamo visto qui, la SGET è stata amministrata dal militante forzanovista Patrizio Nicoletti insieme a Michael Fishwick, Alun Rowland e altri membri della ITP. Almeno fino al 2013, la SGET risultava avere sede nei locali delle aziende di Fiore. E, invece, la Trust of Saint Michael the Archangel?

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