Di chi parliamo quando parlano di gender

PARTE I – La legge 40 e le lobbies cattoliche

I.1 – Comitato Scienza e Vita per la legge 40

Dopo l’approvazione della Corte di Cassazione, si cominciò a parlare di un referendum abrogativo su una legge dell’anno precedente, avevamo ancora il governo Berlusconi, la legge 40, quella sulla procreazione medicalmente assistita, sì, dai, avete capito, no?, la “legge burqa” secondo il quotidiano francese Le Monde, che vietava anche la fecondazione eterologa, oh, ecco, quella.

Già, l’informazione fu scarsa e confusa sempre, anche in giugno quando si votò, non si raggiunse il quorum e, alla fine, si dovette restare a guardare come, nel corso dei successivi dieci anni, ben trentatré sentenze si pronunciassero sulla definitiva incostituzionalità e illegittimità di buona parte della legge 40, ivi inclusa la sentenza dell’aprile del 2015 della Corte Costituzionale. Eppure, il discorso sulla procreazione assistita resta ancorato al Vaticano, che nel 2005 dispiegò tutte le sue forze per non abrogare alcuni articoli e alcuni commi, grazie al supporto del Cardinale Camillo Ruini e a tutte le associazioni e le persone legate a quella parte della “bioetica” tanto cara a molti cattolici e all’Opus Dei. Al referendum non ci si doveva andare, punto, e si invitava all’astensionismo, nonostante qualche protesta e la domanda politica più grossa che si potesse rivolgere: “Ma dov’è la democrazia?”. La democrazia, il governo del popolo.

Cardinale Camillo Ruini

Della legge si parlava poco e male, giusto qualche cenno qui e lì, qualcuno provava a chiedere più informazioni, però una cosa era abbastanza chiara: la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), presieduta da Ruini fin dal 1991, era contraria all’abrogazione. Il 13 gennaio la Corte di Cassazione dichiarò ammissibile il referendum abrogativo parziale e il 17 gennaio, ossia quattro giorni dopo, Ruini si espresse sulla salvaguardia dei “fondamentali diritti e interessi della persona umana”, minacciati dal referendum. Ruini invitò a un dialogo sereno e completo da parte dei due fronti, quello del sì e quello del no, e dichiarò che la CEI avrebbe dato un suo contributo affinché la campagna si potesse svolgere “in forme serene e rispettose”. Infatti, seguendo malamente le sue intenzioni, il 19 febbraio fu costituito un comitato per invitare all’astensione.

Al 22 febbraio, i telegiornali e i quotidiani avevano già diffuso la notizia della fondazione di quel comitato, i cui membri furono contattati direttamente dal segretario generale della CEI, Giuseppe Betori, con l’obiettivo di portare avanti la campagna astensionistica. Probabilmente non era una grande novità nel panorama italiano, abituato alla dialettica tra Stato e Chiesa Cattolica, oltre che tra laici e religiosi, ma Alberto decise comunque di provare a capire di che cosa si trattasse e, soprattutto, di chi si trattasse. Il comitato non trovava riscontri nelle sue ricerche sulla rete Internet, dunque si rivolse alla Scuola Internazionale Superiore di Studi Avanzati (SISSA) di Trieste, attraverso il loro sito di carattere scientifico Ulisse:

Tutti i telegiornali e i giornali hanno parlato di un “Comitato Scienza e Vita” che invita ad astenersi ai referendum sulla fecondazione medicalmente assistita. Nessuno però ha riportato i nomi degli scienziati coinvolti, né sembra esistere un sito internet del comitato. Se lo sono inventati o esiste veramente? Dove trovo informazioni a riguardo?

ScienzaVitaEffettivamente, restringendo i campi sul motore di ricerca Google e scegliendo un lasso di tempo che va dal 13 gennaio al 22 febbraio, appare un solo articolo del quotidiano La Repubblica che cita gli appartenenti al comitato. A parte i fondatori Paola Binetti e Bruno Dallapiccola, il resto sembrano essere tutte associazioni cattoliche legate alla CEI, da Azione Cattolica al Movimento Cristiani Lavoratori, dal Forum delle Famiglie a Comunione e Liberazione. Quando il biologo della SISSA Carlo Alberto Redi rispose ad Alberto, infatti, gli elencò i nomi di tutte le personalità che ne facevano parte, specificando che non si trattava di soli scienziati.

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