Che significa Playing the Gender Card?

Playing the gender card, in italiano “giocare la carta del genere”, è un’espressione idiomatica mutuata dall’inglese playing the race card, in italiano “giocare la carta della razza”. Si tratta di una specie di accusa rivolta a coloro che utilizzano il concetto di “razza” per dimostrare retoriche e strutture fondate sulla discriminazione e/o per sottolineare un vantaggio retorico, sia esso presunto o veritiero. L’accusa, infatti, può avere valore positivo (di chiarimento illuminante) o negativo (di occultamento discriminatorio), dipendentemente  dall’enunciatario, sebbene spesso sia lanciata per nascondere gli altrimenti evidenti meccanismi razzisti. Per esempio, in un confronto dialogico si potrebbe rispondere: «Essendo tu nero/nera, stai giocando la carta della razza a tuo vantaggio, con il solo scopo di mostrarti come vittima e spostare l’attenzione sul tuo non essere bianco/bianca». In generale, cioè, si tratta di uno stratagemma per capovolgere un repertorio discorsivo, spesso con l’obiettivo di non affrontare la propria discriminazione e le reti di potere in cui si è inevitabilmente inseriti. In modo indiretto e in nome di una parità già raggiunta, si riconfermano le categorie di socialmente giusto o ingiusto, corretto o errato, sano o malato. La carta giocata, quindi, si pone spesso sul terreno dei privilegi e delle mediazioni tra oppressi e oppressori, dove i primi accusano gli ultimi di una mossa strategica fuori luogo: «Non sono razzista, ho tanti amici neri, però…».

gioco-del-rispetto

Le carte de “Il gioco del rispetto”, accusato di… giocare la carta del gender.

Ciò detto, credo sia necessario illuminare, in questa linea, le strategie impiegate dagli attori cattolici e conservatori, dunque le retoriche che hanno portato all’aggressione della parola gender (genere), usata in modo per lo più pretestuoso. Infatti, lo scoppio massificato di quest’aggressione è stato generato anche da Il gioco del rispetto, progetto triestino dedicato alle scuole dell’infanzia, il quale prevede l’utilizzo di storie con tavole illustrate e alcuni tipi di gioco per educare i bambini alla parità di genere, eliminare le discriminazioni e prevenire bullismo e violenze. Nel kit proposto alle scuole vi sono, per esempio, quaranta carte che propongono venti coppie di ruoli e lavori da abbinare: mamma e papà, muratrice e muratore, casalinga e casalingo, astronauta e astronauta… Volendo insegnare l’uguaglianza e il rispetto reciproco, però, le proponenti de Il gioco del rispetto sono state accusate di giocare la carta del gender, ossia di voler sovvertire la società già fondata sull’uguaglianza differenziata della Chiesa Cattolica: donne-spose sottomesse ai mariti, uomini-sposi che muoiono per le mogli. Secondo alcuni gruppi religiosi e conservatori, infatti, sessismo e omofobia non esisterebbero e, anzi, sarebbero etichette inventate per confondere le menti e acquisire privilegi e potere, attraverso un sapiente uso del vittimismo e di una “neo-lingua”. A prova di tutto questo, allora, non sono mancate falsità costruite ad hoc per squalificare ancora di più il gioco delle carte.

Avendo investito con la parola “gender” ogni discorso legato alla sessualità, la direzione che adotterò è, quindi, quella di spiegare e annullare l’accusa del “giocare la carta del gender“, dimostrando come sia, in verità, pretestuosa e discriminatoria. Soprattutto se, poi, si vogliono nascondere sessismo e omofobia, in onore di una tradizione egemonica che fu.

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