PD e ProVita: Non sappia la tua sinistra quello che fa la (estrema) destra

Il 3 ottobre 2017, a partire da un post pubblicato su Facebook dall’ex componente della commissione garanzia del Partito Democratico (PD) Aurelio Mancuso, alcuni membri del PD romano hanno evidenziato una contraddizione politica interna all’organizzazione del Festival dell’Unità – Tutta un’altra Roma. Qualche giorno prima, infatti, precisamente il primo ottobre, su un palchetto secondario del festival si era tenuto un dibattito sulle Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT) in compagnia di Toni Brandi, presidente di ProVita ONLUS, e Dina Nerozzi, neuropsichiatra molto attiva nelle realtà anti-LGBTI e anti-abortiste. Effettivamente, la bufera che ne è seguita era abbastanza giustificabile: com’è possibile aver aperto le porte e dato un microfono alle stesse persone che inquinano il dibattito pubblico da anni sulla così detta “ideologia gender”? Com’è stato possibile dare spazio a chi, nel gennaio del 2016, manifestò al Family Day al suon di #renziciricorderemo (dove Matteo Renzi, lo ricordo, è il segretario nazionale del PD)? Com’è stato possibile legittimare, in uno spazio connotato politicamente quale il Festival dell’Unità, gli stessi che sono nati e cresciuti in forte opposizione politica al PD? Andremo con calma. Continua a leggere

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Elisa Anne Gomez: Una confessione

L’uomo, in Occidente, è diventato una bestia da confessione.
Michel Foucault – La volontà di sapere

Il 25 gennaio 2016, la giornalista Paola Tavella ha pubblicato un articolo sull’Huffington Post in cui si domandava se l’attivista statunitense Jennifer Lahl, impegnata da tempo contro la gestazione per altri (anche attraverso il suo Center for Bioethics and Culture), fosse al corrente della situazione italiana. Infatti, Lahl era stata invitata dal “Comitato Difendiamo i nostri figli” per fare da relatrice al “Family Day” del 30 gennaio, prima di volare a Parigi e partecipare il 2 febbraio all’evento “Stop surrogacy now”. Insieme a lei, avevano chiesto di venire in Italia a Elisa Anne Gomez, madre surrogata del Minnesota, che, però, al Family Day non è andata. Nell’articolo per l’Huffington Post, Tavella spiegava che alle due donne il viaggio era stato pagato proprio dal Comitato. In verità, non solo il viaggio, poiché sembra che le due non abbiano speso un solo penny per stare in Italia: è stato pagato tutto, perfino un’indennità per spese accessorie. Voglio precisare che, a nome dell’intero Comitato e nello stesso giorno della pubblicazione del pezzo di Tavella, la giornalista Costanza Miriano ha altresì dichiarato che non c’erano soldi per assicurare i bagni chimici né soldi “per i maxischermi, per il palco, per lo streaming, per la pulizia straordinaria, per le protezioni delle aree archeologiche e per molto altro”. Per queste ragioni, sono state chieste donazioni al sempiterno grido di “Fate passare il cestino delle offerte”. Se non fosse che. Continua a leggere

Il Family Day dal 2007 al 2014

Per il quoziente familiare o contro le unioni civili?

Se avete letto il dossier Di chi parliamo quando parlano di gender, in particolare nelle parti IX e X, non vi stupirete nell’appurare che il barone Roberto de Mattei, uno tra i più tenaci diffusori delle idee di Plinio Corrêa de Oliveira (il fondatore di “Tradizione, famiglia, proprietà”), sia contro l’ecologismo, anche questo trasformato all’uopo in supposta e nociva ideologia. Indirettamente ma più precisamente, l’accusa principale è oggi rivolta a Papa Francesco, il quale appoggerebbe un disegno machiavellico generato dalle rivoluzioni con princìpi egualitari, nate le une e concepiti gli altri addirittura in seno all’umanesimo del XVI secolo. In fondo, de Mattei viene dal Fronte Monarchico Giovanile vicino al MSI e ha, in seguito, partecipato alla creazione di “Alleanza Cattolica” negli anni Sessanta, per poi fondare il “Centro culturale Lepanto” ed essere espulso, secondo alcuni, sia dall’una che dall’altro (secondo le ricostruzioni del barone, invece, sarebbe uscito autonomamente dall’associazione e sarebbe stato costretto alle dimissioni dal direttivo del Centro). Ha, così, messo in piedi la anti-islamica “Fondazione Lepanto”, di cui è presidente, e che deriva dalla “Lepanto Foundation“, un ente nonprofit da lui istituito nel 2001 a Washington, di cui è ovviamente presidente e che rimanda a Virginia Coda Nunziante, figlia del marchese Luigi (i due di “Famiglia Domani”, cfr. parte VI). Sia rilevato che, inoltre, nel 2008 e nel 2009, attraverso la Foundation e grazie al National Endowment for the Humanities, due borse di studio del valore di trentamila dollari ciascuna furono concesse alle ricerche di de Mattei e di Marcello Pera, senatore di Forza Italia. Continua a leggere